Elezioni Europee 2014 | Fassina alla Lista Tsipras: "Insieme per un percorso comune"

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Elezioni Europee 2014. Dopo Pippo Civati, anche Stefano Fassina apre alla Lista Tsipras. O meglio, apre ai suoi contenuti.

Prima di tutto con Schulz


In un articolo, pubblicato ieri su Il Manifesto, l'ex viceministro dell'Economia del governo Letta, si è rivolto ai sostenitori italiani del leader di Syriza.
Per togliere subito di mezzo qualsiasi equivoco, ha incominciato il suo intervento in questo modo: "Chi scrive sostiene, come tutto il Pd e tutte le forze rac­colte nel Par­tito dei socia­li­sti euro­pei, la can­di­da­tura di Mar­tin Schultz alla pre­si­denza della Com­mis­sione euro­pea". Dunque nessuna possibile adesione al progetto di sinistra, lanciato da Camilleri, Gallino, Spinelli, Flores, Viale e Revelli.

Detto ciò, nemmeno Fassina se l'è sentita di tacere davanti al fenomeno Alexis Tsipras. Le elezioni del 22-25 maggio si avvicinano e il Pd ha un certo timore di perdere consensi a sinistra.

Sintonia con Tsipras e un Manifesto comune


Così, dopo il discorso di Tsipras, in un Teatro Valle di Roma gremito, Fassina ci ha tenuto a sottolineare una certa sintonia con i promotori della lista di sinistra. La potenzialità dell'inziativa potrebbe tornare utile al Pse per dare "vigore poli­tico a un’alternativa euro­pei­sta per lo svi­luppo soste­ni­bile, la dignità della per­sona che lavora e la ria­ni­ma­zione della demo­cra­zia".

Per Fassina, Tsipras ha ragione nel dire che "auste­rità cieca e sva­lu­ta­zione del lavoro depri­mono l’economia reale, distrug­gono Pil poten­ziale e gon­fiano il debito pub­blico". Inoltre è anche condivisibile l'idea che il "pro­blema non e l’euro, ma l’impianto ideo­lo­gico degli inte­ressi domi­nanti ai quali è stato asser­vito e le poli­ti­che impo­ste ai Paesi peri­fe­rici dell’euro-zona".

Ci sono, dunque, le condizioni per elaborare insieme un Mani­fe­sto per un’altra Europa, che faccia nascere "un per­corso comune tra i can­di­dati al Par­la­mento euro­peo della Lista per Tsi­pras e i can­di­dati del Pd impe­gnati per la svolta".
Tuttavia, per un cambiamento vero sarebbe necessario rimanere all'interno dei confini del Pse. L'obiettivo che si pone Fassina, infatti, è quello di far cambiare rotta ai socialisti, per troppo tempo disattenti allo sviluppo sostenibile e alle politiche ambientali. Uscire dal Pse, invece, vorrebbe dire condannarsi a non contare nelle decisioni importanti, ad essere minoranza.

Il rischio déjà vu


Non siamo certi che l'iniziativa dell'ex vice di Saccomanni possa costituire un richiamo per quanti, pur convinti europeisti, desiderano una discontinuità forte a Stasburgo. Inoltre, non è escluso che Fassina, nei prossimi mesi, possa "rivivere" una situazione molto simile a quella di cui è stato protagonista in Italia. Ovvero: fare una campagna elettorale blandamente di sinistra, e poi ritrovarsi ("suo malgrado") in una sorta di Grosse Koalition con i popolari.

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