Monti batte sul tasto della produttività. E la Cgil prepara lo sciopero generale

Una volta era Silvio Berlusconi a negare la crisi, oggi è Mario Monti a vedere l’uscita dal tunnel e annusare spiragli di ripresa. Il Cav, impegnato nel bunga bunga e nelle leggi ad personam, era fuori dalla realtà. Ma anche l’attuale premier, pur con tutt’altro spessore e aplomb, rischia di scambiare lucciole per lanterne, sottovalutando l’onda lunga di una crisi senza precedenti.

Facciamo parlare le cifre: nel secondo trimestre di quest’anno in Italia si perderanno altri 200 mila posti di lavoro. Di questi, oltre 170 mila sono nelle piccole e medie imprese. Non sono dati del Governo, sempre avaro e ritardatario nel fornirli, bensì della Cgia di Mestre, che ha elaborato la stima incrociando i dati occupazionali dell'Istat e quelli di previsione realizzati da Prometeia.

In questo quadro l’incontro di ieri a Roma fra governo e sindacati sulla … “crescita” sembra fatto tra “sordi”. Il premier pare il portavoce della Confindustria e batte sul tasto della competitività: "Recuperare competitività è ora una sfida del paese da prendere in considerazione. Forse ancora più importante dello spread". Di fatto, Monti, ripete quanto già detto lo scorso 5 settembre al governo da imprese e banche.

Più precisamente i capo dell’esecutivo ha detto che: "Ci vediamo in un momento carico di tensioni e di preoccupazioni, vorremmo ragionare con voi di produttività come uno degli elementi essenziali della crescita e dell'occupazione. Siamo in una fase molta dura della vita del Paese, ma inevitabile per il risanamento".

Scontata la reazione negativa delle organizzazioni sindacali, in particolare della Cgil. "La crescita non può dipendere da quello che le parti sociali possono fare in termini di produttività aziendale. Servono interventi sulla produttività di sistema, politiche industriali ed energetiche da parte del governo". Così Susanna Camusso contrattacca, smontando l'impostazione del governo. "Sulla produttività - ha detto la leader del maggiore sindacato italiano - incide il problema della dimensione delle nostre aziende. Servono, inoltre, nuove norme sulla legalità e sulla corruzione".

Camusso sottolinea infine che "le parti sociali possono fare la loro parte ripartendo dall'accordo del 28 giugno 2011, estendendolo ed applicandolo nei rinnovi contrattuali. Infine serve ridare fiducia alle persone cominciando con la detassazione delle tredicesime con le risorse recuperate dalla lotta all'evasione".

La Camusso ha fatto la voce grossa forte anche del documento approvato – con 14 astensioni e un voto contrario - dal direttivo della Cgil sul “Piano per il lavoro” (e patrimoniale per contrastare la politica dei tagli) avviando a tappeto le assemblee nei luoghi di lavoro. Di fatto, mancando la svolta chiesta al governo, si va verso lo sciopero generale.

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