Renzi “rottama” Letta. Pd, ok con musi lunghi. Gode il Cav

I giochi sono fatti, con Matteo Renzi deciso a togliere a Enrico Letta la poltrona di Palazzo Chigi, nella logica dei “fratelli coltelli” e nella continuità della peggior politica italiana, con capi e capetti, parlamentari, leader e premier nominati.


Con la bellezza di tre premiership bruciate nell’arco di poco più di un anno (Monti, poi Bersani se pur solo premier indicato, quindi Letta) il Partito Democratico più che una risorsa appare come un vulcano in eruzione, il “tappo” della politica italiana. Gira e rigira, primarie e congressi ripetutamente annunciati come risolutori, torna sempre d’attualità il monito del 2008 di Massimo D’Alema del Pd “Partito dall’amalgama mal riuscito”.

Adesso Enrico Letta cerca di rilanciare in extremis il suo governo con un nuovo patto di coalizione ma saranno oggi Matteo Renzi (nel faccia a faccia col premier a Palazzo Chigi) e domani la Direzione del Pd a bocciare il premier perché “fuori tempo massimo”. Quindi, a meno di un nuovo colpo di scena, si profila una immediata “staffetta” a Palazzo Chigi fra i due leader del pidì senza passare per le urne, cercando la legittimazione non attraverso il voto dei cittadini ma direttamente con la scorciatoia di quel parlamento frutto del “Porcellum”.

La situazione politica e la realtà del Paese sono così precipitate in queste ore da “obbligare” Renzi a compiere il gran salto, contraddicendo totalmente e palesemente quanto detto fin qui? Letta resiste ma appare isolato, tanto più con Napolitano che, amareggiato e con la valigia in mano, lascia la palla al Pd, cui spetta la scelta finale, pro Matteo.

Perché “tutto” il Pd è giunto a questa scelta? Non tanto per complesse e complicate analisi politiche ma semplicemente per i sondaggi negativi per il centrosinistra, per le riforme (a cominciare dalla nuova legge elettorale) impantanate, per il timore della fine anticipata della legislatura con la perdita della poltrona dei parlamentari pidì, per la sedia del segretario che si libera, appetibile e probabile anche per un non renziano doc.

Così il Partito Democratico domani darà l’ok alla nuova avventura di Matteo Renzi il quale porta a compimento la sua strategia basata sul ruolo di “rottamatore”, sull’uomo della provvidenza. Gli italiani, si sa, si ripetono sempre e mai fanno tesoro della storia passata, lontana o recente.

L’ultima domanda: su quale maggioranza qualificata forte e duratura potrà contare in Parlamento Renzi e il suo nuovo esecutivo? Oltre al Pd, oltre ad Alfano e a Scelta Civica, Renzi potrebbe contare sui voti di (non pochi) transfughi del M5S, di Sel (pronto a spaccarsi) e – udite! Udite! – di frange di Forza Italia, con il placet di Berlusconi.

Perché il “segnale” pro Matteo del Cav? Perché il patto del Nazareno sull’Italicum è un tassello di un piano più articolato dove al centro sta la rilegittimazione politica del “Ghe pensi mi” e in alto, sul Colle, l’apertura per l’eminenza grigia del rais di Arcore, cioè Gianni Letta.

matteo p202349-300x170 Se il buongiorno si vede dal mattino la Terza Repubblica farà rimpiangere la prima e la seconda.

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