Festa Democratrica / Veltroni fa il populista, incanta la base e rilancia il Pd

nostro inviato a Firenze

La gente è con lui. Gioca in casa, dicono alcuni. Ma forse ha ragione anche Rutelli quando sostiene che c’è il rischio di restar soli per coloro che non fanno altro che criticare. E, ovviamente, ogni riferimento ad Arturo Parisi, è puramente casuale. Basta compararli questi due uditori (ieri, oggi) per capire che almeno per quanto riguarda la base il leader indiscusso è Walter. Nonostante la sconfitta, nonostante i problemi, le difficoltà: tutti continuano a credere che sia la persona giusta per rilanciare il partito.

Non trovi un posto in sala, alle cinque del pomeriggio (un’ora prima dell’inizio dell’intervista), nemmeno a volerlo pagare oro. La gente è ovunque: sul prato, davanti ai maxischermi, seduta a terra, in piedi. Appena Enrico Mentana lo presenta è una vera e propria ovazione: lo accolgono al grido di “Walter, Walter” con un applauso che dura 180 interminabili secondi. Dirà il conduttore di Matrix: “Se fossimo stati in tv avrei avuto il tempo di mandare la pubblicità”. E sarà così per l’intera durata del colloquio pubblico.

Ma è un Veltroni populista quello che va in scena qui a Firenze alla Fortezza da Basso: dice alla gente quello che vuole sentirsi dire. Qualche esempio? “E’ nostra intenzione ridurre il numero dei parlamentari”, “Lotta all’evasione fiscale per abbassare le tasse”, “Garantire la sicurezza”, “Verranno candidati nelle nostre liste solo quelli che stanno dalla parte della gente”, “Perché non togliere poliziotti e carabinieri dalle case di ministri e sottosegretari?” e via dicendo.

Al centro del dibattito interno al Pd non più liti o facili attriti ma, annuncia Veltroni, “scuola, salari, occupazione, sicurezza e soprattutto ambiente”. Come Rutelli, anche il leader del Pd torna a parlare di verde anticipando che il Partito Democratico sarà “il più grande partito ecologista di questo Paese”. Ma sa bene che non basta giocare al piccolo Pecoraro per rilanciare un partito che tutti considerano ormai alla frutta ma che lui si diverte a definire “colpito dalla sindrome di Tafazzi” per poi spiegare che in realtà anche se arretra al 30 % (vedi sondaggio della Stampa di oggi) è comunque un successo.

Da piccoli ci hanno sempre insegnato e ripetuto di guardare, per eventuali raffronti, chi è messo meglio di noi non chi è in disgrazia. Walter fa il contrario: “La sinistra sta perdendo ovunque: in Europa come in Occidente, non è un problema solo italiano. Anzi, noi cresciamo”. Ma non basta. Ed è necessario ripartire dal territorio. E’ questa, insomma, la sfida che lancia Veltroni al termine della prima convention democratica: “La nostra vocazione – scandisce - è stare in mezzo alla gente”.

Quella gente, che è stata dimenticata da questo governo, “troppo preso a occuparsi di una sola persona” (il premier e i suoi guai giudiziari, non lo dice ma lo pensa) e che rischia di piegarsi a quel pensiero unico “che si sta affermando nel Paese”. La luna di miele dell’esecutivo, secondo Veltroni, sta per terminare: “Il consenso intorno al premier si sgretola giorno dopo giorno”. Bisogna approfittarne: “Quando sarà il momento ci dovrà essere una forza riformista pronta a scendere in campo”.

E il lavoro del Pd dovrebbe andare proprio in questa direzione. Ma le sirene alla Parisi “pur di attirare l’attenzione su di sé sparano a zero contro tutti” spostando l’attenzione dei media e dell’opinione pubblica su falsi temi. Addirittura, per il segretario dei democratici, l’ex ministro della difesa, con le sue parole qui a Firenze, avrebbe offeso quel popolo (“il 34% degli elettori, un italiano su tre”) che il 13-14 aprile ha scelto il Pd.

“Tutte le grandi svolte – spiega Veltroni – hanno bisogno di tempo: non dobbiamo avere fretta ma pazienza”. La politica, dice citando Ernesto Rossi, “è immaginare le cose che ci sono e provare a realizzarle”. Basta, guardare al passato: “Dimentichiamoci da dove veniamo, pensiamo solo al futuro”, “Costruiamo un partito di domani, non di ieri”.

Una chiusura segnata da applausi e cori che dimostra davvero che la gente è con lui. Ovunque vada, qualsiasi cosa dica, qualunque strada scelga. E’ passato un anno dalle primarie che lo indicarono quale numero uno del Partito Democratico eppure, per il popolo del Pd, nonostante tutto, il leader resta Veltroni: un uomo capace di emozionarsi quando parla di immigrati sostenendo che serve la repressione “ma anche” l’inclusione perché se è vero che “non dobbiamo fare agli altri quello che non vogliamo venisse fatto a noi” allora, dopo tutto, è il caso di considerare questa povera gente sotto un’altra ottica. “Sono nostri fratelli, sono nostri fratelli”, dice con le lacrime agli occhi tra lo stupore di tutti i presenti.

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