Russia ed Egitto sempre più vicini: el Sisi vuole armarsi da Putin

Il nuovo faraone Abdel Fattah el Sissi vuole le armi dello zar Vladimir Putin: dichiarano fruttuoso l'incontro "2+2"

Abdel Fattah el Sissi, il nuovo "provvisorio" faraone, prossimo candidato Presidente, colonnello dell'esercito egiziano e uomo della provvidenza d'Egitto che ha scalzato la Fratellanza Musulmana dal potere nel Paese, si è recato in Russia per incontrare l'omologo Vladimir Putin.

Nessun viaggio di piacere o di formalità sostanziali legate alle Olimpiadi di Sochi: quello che si sta costruendo tra Mosca e Il Cairo è un vero e proprio asse economico, diplomatico e militare, con il paese nordafricano in cerca di armamenti e il colosso eurasiatico pronto a rifornire di aerei e tecnologie russe i colleghi egiziani.

Lo ha spiegato bene il direttore del Centro Maqdis di studi politici a Gaza, Samir Ghattas, quando ha delineato lo scenario internazionale all'interno del quale il nuovo Egitto deve cominciare ad intessere relazioni utili a restituirgli una stabilità economica necessaria a quella politica. In particolare il cambio di rotta del paese nordafricano si è avuto quando si è consumata la rottura, non ufficiale, con gli Stati Uniti, scettici della deposizione del Presidente Mohamad Morsi:

"Dopo questo evento c‘è stato un cambio di rotta nella politica degli Stati Uniti nei confronti dell’Egitto con le pressioni sull’esercito e, oltretutto, il taglio degli aiuti militari ed economici all’Egitto. Questa visita significa che l’Egitto ha iniziato delle relazioni nuove, o per essere più precisi, ha avviato un processo di recupero del vecchio dialogo con diverse regioni del mondo, soprattutto con la Russia, probabilmente più tardi farà lo stesso anche con la Cina , l’India e altre potenze emergenti. Credo che ci sia anche una ragione economica nel riallacciare i rapporti con la Russia, perché è il primo esportatore di grano, un bene del quale l’Egitto ha grande bisogno."

ha spiegato Ghattas a Euronews. Il processo per la costruzione del nuovo Egitto passa dunque, se non da Washington, da Mosca: il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov e il suo omologo egiziano Nabil Fahmi hanno discusso a Mosca, questa mattina, di relazioni bilaterali e di questioni internazionali. L'incontro "2+2", l'ultimo di una lunga serie perpetratasi nei mesi scorsi, è stato definito "fruttuoso" da entrambe le parti nel corso di una conferenza stampa tenutasi a termine del vertice.

EGYPT-POLITICS-UNREST-PRESIDENCY-SISI

Ma Lavrov e Fahmi non erano le uniche due autorità di spicco a presiedere al vertice di questa mattina: il Capo di Stato Maggiore egiziano in persona, nonchè ministro della Difesa, Abdel Fattah al-Sisi si è recato a Mosca per incontrare il suo omologo Sergei Shoigu, così come comunicato direttamente dal portavoce delle forze armate egiziane, il colonnello Ahmed Aly. Secondo quanto riferito dal quotidiano online Al Ahram la visita delle autorità egiziane a Mosca è una sorta di "risposta" allo storico meeting Egitto/Russia del 14 novembre scorso al Cairo; il quotidiano governativo riporta le intenzioni di definire un accordo per l'acquisto di armi dalla Russia, citando fonti militari che avrebbero parlato sotto anonimato.

La sospensione degli aiuti militari all'Egitto da parte dell'amministrazione Obama ha infatti spostato il mirino delle forniture e degli approvvigionamenti militari del paese nordafricano: nonostante il recente ripristino degli aiuti, ottenuto con un via libera del Congresso per circa 1,5 miliardi di dollari di finanziamenti in ambito prevalentemente militare; una cifra considerata inadeguata dall'efficientissimo, ed armatissimo, esercito egiziano, che con Mosca starebbe trattando forniture militari per un valore pari a 4 miliardi di dollari, in cambio di non meglio precisati "siti amici" e una nuova cooperazione bilaterale di carattere strategico, come ai tempi dell'Urss.

"Stiamo osservando attentamente la situazione nel vostro paese; siamo interessati ad essere presenti in Egitto in quanto si tratta di un paese forte e stabile [...] A questo proposito (la lotta al terrorismo, ndr) si è discusso di importanti temi improntati sulla cooperazione militare e tecnico-militare: la cooperazione tra i nostri paesi ha radici storiche profonde."

Lo sblocco degli aiuti americani infatti non ha integrato i promessi 16 elicotteri Apache, quattro aerei F16 ed altro materiale bellico, che i militari che governano Il Cairo hanno dovuto trovare altrove: d'altra parte i Mig russi restano aerei di tutto rispetto.

La longa manus di Mosca sul Mediterraneo continua ad allungarsi, dopo gli accordi sui gasdotti e gli oleodotti provenienti dal Mar Nero e diretti all'Europa Meridionale e dopo il ruolo preponderante nella vicenda delle armi chimiche siriane: Mosca è già il principale fornitore militare delle forze armate turche (saliti agli onori delle cronache con la Primavera Turca di piazza Taksim), ma l'occhio dello zar va ancora più verso est: Siria e Iran in particolare, territori dimenticati dagli Stati Uniti e divenuti in parte terra di nessuno (o meglio, la terra dell'ormai famoso ISIS, lo Stato Islamico dell'Iraq e del Levante).

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