Governo Renzi: l'"ambizione smisurata" del segretario del Pd

Dopo la direzione del Pd del 13 febbraio, Letta rassegna le dimissioni. La storia di un'accelerazione quasi incredibile: ambizione smisurata e giochi politici.

Governo Renzi - Matteo Renzi

E così, iniziamo a parlare del governo Renzi. Un’accelerata improvvisa, da sbalzar fuori dal sellino della giostra politica. Un’accelerata quasi incomprensibile dall’esterno, per chi non sia addentro alle dinamiche del partito. E infatti in molti ci si chiede: ma quando, esattamente, il Pd ha deciso che Letta non andava più bene per i suoi scopi (ammesso che il Pd sappia quali siano, i suoi scopi, beninteso).

Letta, dal canto suo, ha preso atto con il consueto atteggiamento serafico, e ha fatto sapere in una nota che non esita a comportarsi di conseguenza:

«A seguito delle decisioni assunte oggi dalla direzione nazionale del Partito democratico, ho informato il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, della mia volontà di recarmi domani [oggi, 14 febbraio, ndr] al Quirinale per rassegnare le dimissioni da presidente del consiglio dei ministri».

«Fuori dalla palude», ha detto Renzi (che prima aveva chissà quante volte sostenuto che mai avrebbe fatto cadere il governo. D'altro canto, anche Cuperlo accusava Renzi di volere Palazzo Chigi per poi sostenerlo ieri). E ha detto anche «ambizione smisurata».

Quella di cambiare il Paese, certo. Ma anche la sua personale, che non si è più nascosta, che alla fine ha avuto la meglio: la tentazione di sparigliare c'era da tempo, evidentemente. Si è concretizzata negli ultimi giorni, è maturata velocemente – troppo velocemente – e non c'è più stato verso di contenerla.

Altro che voto. Renzi si prende Palazzo Chigi senza passare dalle urne. Il totoministri impazza, anche se si dice che la lista dei nomi per l'esecutivo sia già pronta (anche quella da tempo? Dal giorno dopo le primarie vinte a mani basse?).

Sarebbe interessante capire se gli elettori del nuovo che avanza, quei piddini entusiasti che hanno scelto il giovane sindaco come segretario del Partito, volessero davvero questo. Ma non c'è più tempo: Renzi si è preso prima il Pd e poi il governo: ancora una volta, salvo corprese clamorose, a Palazzo Chigi siederà qualcuno che non è reale espressione del voto popolare, con buona pace di chi pensa che le elezioni non siano state ormai svuotate di qualsiasi significato. Il "nuovo" che avanza si comporta in maniera davvero molto simile al "vecchio".

Nell'ombra, però – Renzi dovrebbe saperlo. Forse lo sa, ma l'"ambizione smisurata" è stata più forte di qualsiasi tattica politica, evidentemente – ci sono anche i nemici interni. Quelli che hanno sostenuto Matteo per impallinarlo e bruciarlo una volta per tutte. Sarebbe solo l'ennesimo leader Pd che subisce questa sorte: la cosa non sorprenderebbe affatto. Anche altri gongolano. Berlusconi, per esempio, che guida la consultazione di Forza Italia, e Grillo, che uscirà ulteriormente rafforzato da un'eventuale nuova larga intesa: i numeri al Senato, Renzi da solo, non li ha.

L'"ambizione smisurata" del segretario del Pd rischia di scontrarsi (magari anche molto presto) contro la dura realtà.

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