I 5 governi meno legittimi della storia repubblicana

Gli anni recenti sono pieni di governi nati senza la legittimazione del voto


Mentre ci avviamo a una nuova crisi di governo, e a quello che si avvia a diventare un nuovo esecutivo non deciso dal risultato delle urne – il governo Renzi, appunto – non si può fare a meno di notare come gli ultimi 22 anni, con la Seconda Repubblica che doveva rappresentare una svolta per la politica, soprattutto dal punto di vista della rappresentanza, ci abbia portato solo due presidenti del consiglio espressione delle urne – Prodi e Berlusconi – contro sette governi nati in altro modo.

È vero che la Prima Repubblica è stata piena di governi nati nei palazzi e non dalle urne, ma è altrettanto vero che si trattava, se non altro, dell'espressione di una maggioranza stabile, con la DC partito più votato che di volta in volta stipulava alleanze con i partiti minori a seconda delle convenienze. Visto il sistema elettorale e la frammentazione politica, era il meglio che si poteva fare. Con l'arrivo del tanto atteso bipolarismo, le cose dovevano cambiare. È stato così? Facciamo un rapido excursus dei 5 governi meno legittimi di questo ultimo stralcio di storia repubblicana.

Senator of the Italian Republic Lamberto
Governo Ciampi (1993-1994). Primo non parlamentare a guidare un governo, composto quasi interamente da tecnici, il governo Ciampi è stato – in leggero anticipo sull'avvento della Seconda Repubblica – il modello di esecutivo non deciso dalle urne che avrebbe poi preso piede negli anni successivi. Caduto il governo Amato, Oscar Luigi Scalfaro incarica l'allora Governatore di Bankitalia Ciampi di formare un governo tecnico con la partecipazione di tutto l'arco costituzionale, compresi i post-comunisti del Pds. La mancata autorizzazione a procedere contro Craxi porta però gli esponenti di sinistra a lasciare il governo quasi subito. Ciampi resterà al governo per un anno, accompagnando il paese alle elezioni anticipate del 1994 e sarà ricordato per il pesante inasprimento fiscale.

Governo Dini (1995-1996) Secondo governo tecnico nel giro di due anni, e probabilmente il "ribaltone" per eccellenza nella storia repubblicana. Le elezioni del 1994 erano state vinte, sia pure di misura, dalla coalizione di centrodestra più Lega Nord, ma il forfait di Bossi (istigato dall'avviso di garanzia contro Berlusconi e, si dice, dal pressing di Scalfaro) portano alla crisi di governo. Scalfaro affida l'incarico a un esponente del governo Berlusconi, il ministro del tesoro Lamberto Dini, ma la maggioranza che lo appoggia (a eccezione della Lega) è composta dai partiti usciti sconfitti dal voto, mentre i partiti che avevano vinto le elezioni – FI e AN – vanno all'opposizione. Il governo dura un anno e sarà ricordato per la prima grande riforma pensionistica (impopolare).

Governi D'Alema I e II (1998-2000) Dopo due anni e mezzo di governo Prodi – governo che, sia pure con una maggioranza litigiosa, si caratterizza per un alto profilo, con Ciampi al Tesoro, Napolitano agli Interni e Andreatta alla Difesa – si arriva a una crisi "pilotata" dai Ds e dal segretario D'Alema, che approfittando dei malumori dell'alleato Rifondazione Comunista, guida l'uscita di scena di Prodi per ridare forza ai partiti che avevano vinto le elezioni del 1996 – Ds e Ppi. Il risultato delle urne viene però parzialmente stravolto perché a sostituire Rifondazione arrivano i centristi dell'Udr di Cossiga e Mastella, che alle elezioni si erano presentati con il centrodestra. Diverse le somiglianze con la situazione che stiamo vivendo oggi, con un premier sfiduciato dal suo stesso partito nella speranza di migliorare l'immagine e di adempiere a una "smisurata ambizione". Quella di D'Alema che però si bruciò la carriera, e dopo un bis a un anno dall'insediamento, fu costretto a dimettersi dopo il disastroso esito delle Regionali del 2000.

Governo Amato II (2000-2001) Molti premevano per andare alle urne dopo la disfatta D'Alemiana, ma la stessa maggioranza che aveva sostenuto "baffino" si accordò per un nuovo governo che traghettasse il paese alla scadenza naturale della legislatura. Toccò così ad Amato, di nuovo premier dopo l'esperienza del 1992. È un governo con oltre 25 ministri nonostante il breve orizzonte temporale, e Amato ambisce a diventare il candidato alle elezioni 2001, ma verrà bruciato da Rutelli.

Governo Monti (2011-2013) Seguendo l'esempio dei due predecessori, anche Napolitano, di fronte alla prospettiva di andare al voto dopo una crisi di governo, sceglie la strada della conservazione (delle Camere) tramite un governo tecnico. Anzi, più che sceglierlo, lo "pilota", secondo le ultime rivelazioni giornalistiche. Si arriva così a un altro record: non solo un governo non eletto, ma addirittura con un programma "dettato" dall'Ue e dalla Bce, con l'appoggio di quasi tutti i partiti che, però, al momento di andare alle urne rinnegheranno il loro voto.

E siamo al governo Letta morente, che però è nato (in modo simile al governo Amato del 1992) subito dopo il passaggio elettorale, e visto il risultato in parità delle elezioni 2013 non ci sentiamo di considerarlo illegittimo, se non altro per il rispetto che si deve ai moribondi.

Il prossimo capitolo però è tutto da scrivere:
Governo Renzi (2014-…)

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