Elezioni 2013 - Matteo Renzi e il discorso di Verona: "Vogliamo cambiare l'Italia"

Cartelli con scritto 'Adesso!' dappertutto, proiezioni video all'americana (che si intoppa quasi subito, falsa partenza) con Michael Jackson, Madonna, Reagan e la Thatcher e soprattutto lui, in maniche di camicia bianca e cravatta blu. Matteo Renzi parte all'assalto del Pd, del centrosinistra e con ambizioni di Governo da Verona, prima tappa del suo tour in camper che lo porterà in giro per tutta Italia. E il suo discorso non può che partire dai concetti che da anni non fa che ripetere, lui è il nuovo, gli altri sono il vecchio da rottamare:

"Nel 1987 c'erano Reagan, il muro di Berlino, le stragi, non c'erano i telefonini o internet, ma i leader di oggi sono ancora gli stessi di allora. Sono cambiati solo i loghi dei movimenti"



E dopo aver distrutto il passato in poche parole, ecco i progetti per il futuro di Renzi, che dà al suo discorso un'impronta da campagna elettorale U.S.A., raccontando un percorso e una storia. Chissà se in Italia questo genere avrà successo...

"Noi vogliamo dire cosa ci aspettiamo dal futuro, vogliamo costruirlo e non temerlo. E nei prossimi venticinque anni non vogliamo solo cambiare una classe dirigente con l'altra. Noi vogliamo cambiare il destino dei nostri figli. E per cambiarlo siamo partiti da Verona, perché Federico (Vantini, il sindaco renziano di San Giovanni in Lupatoto, Verona) ha dimostrato che se giochiamo all'attacco e non ci chiudiamo nel catenaccio il centrosinistra può correre il rischio di vincere".

E la citazione dell'amico, permette al sindaco di Firenze di sferrare subito un bell'attacco al segretario del Pd e principale competitor per la corsa alle primarie: Pierluigi Bersani e gli altri capi partito della vecchia sinistra.

"Noi siamo sindaci, amministratori, non veniamo dal pianeta delle chiacchiere. Ieri invece ho visto sui giornali una foto ancora più grigia di quella di Vasto, una foto con Di Pietro e Vendola assieme a tutti i leader della sinistra radicale. Quella è la sinistra che non vuole governare, noi siamo l'Italia che è pronta al cambiamento. A Bersani devo dire molti grazie, ma non per averci consentito di fare le primarie. Quelle sono un elemento costitutivo del Pd al quale non possiamo rinunciare".

Ed ecco che Renzi 'rottama' tutta la vecchia sinistra che ieri si è resa protagonista di una foto, in effetti parecchio triste, per la raccolta firme del referendum contro l'articolo 18. Occasione d'oro per uno come Renzi, che è favorevole all'abolizione dell'articolo 18, e che pone l'accento più sulle imprese che sui lavoratori ("Italia che vuole cambiare è quella delle imprese che investono").

"Abbiamo scelto lo slogan 'Adesso!' perché ora il Pd si gioca una possisibilità che non aveva giocato fino ad ora. Pensiamo che essere democratici significa non chiudersi in un recinto, essere democratici vuol dire sentirsi umiliati quando un governo va a casa e l'Italia ha bisogno del supplente tecnico. Ma se vinciamo non si tratta di cambiare partito, si tratta di cambiare l'Italia. E se perdiamo non ci inventeremo l'ennesima formazione politica. Le parole d'ordine sono futuro, Europa, merito per governare l'Italia. E annuncio la mia e la nostra candidatura alla guida dell'Italia per i prossimi 5 anni".

Poi un lungo discorso imperniato sulla crisi e sull'Europa:

"La crisi da noi è iniziata prima che iniziasse la crisi. Ci vuole coraggio per tagliare la burocrazia. O questa crisi è l'occasione per rimetterci in discussione, o perdiamo una grande opportunità. Grazie ai nostri genitori e ai nostri nonni per averci dato 70 anni di pace e benessere, ma adesso è il tempo di cambiare e di uscire da un racconto generazionale che ci dipinge come bamboccioni. Crediamo che la prossima generazione abbia il diritto di vivere negli Stati Uniti d'Europa, un'Europa che si deve occupare di Siria, di Primavera Araba, di politica estera. E il problema non è l'Europa, non è uscire dall'euro, ma l'euro che è uscito dalle nostre tasche, come dice Benigni".

In mezzo a tutto questo, tanti discorsi sui tagli alle spese inutili, su un nuovo concetto di 'grandi opere' ("Non servono opere faraoniche che si costruiscono in 30 anni, quando metà delle scuole cadono a pezzi"), sul lavoro e le tasse ("Tutto ciò che si recupera dall'evasione deve essere usato per far abbassare le tasse, dobbiamo dare un messaggio di speranza a chi crea lavoro e a quei giovani che hanno rinunciato anche a cercarlo, un lavoro") e senza rinunciare a qualche provocazione ("Sono cristiano e cattolico,se qualcuno non mi vuole votare x questo gli saró grato. Ma governerò da laico,non su dettatura della fede". "Non ho paura di dire che cercherò i voti del centrodestra, vogliamo vincere non partecipare").

E poi la chiusura:

"Ci mettiamo in gioco con questo viaggio perché c'è qualcosa di autentico nello stare in mezzo alle persone. Lo facciamo per un paese che possa scommettere sulle scuole e sull'ambiente. Lo facciamo per un paese che non si vergogni della propria classe dirigente".

Standing ovation, cartelli stile Obama al cielo (non molti in verità): così parte la corsa di Renzi in camper per cercare - dopo anni di preparazione tra alti e bassi di popolarità - di conquistare il Pd, il centrosinistra e magari il Paese.

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