Ore 12 - Monito del Papa: i politici capiscono "fischi per fiaschi"

altroA destra e a sinistra fanno a gara, dopo il monito di ieri, a tirarsi il Papa dalla propria parte. Dimostrando così (ma chi aveva dubbi?) di appartenere proprio a quella classe politica messa “sotto accusa” da Benedetto XVI.

Un Papa che non vuole rifare la Dc, ma vede l’inadeguatezza dei cattolici impegnati in politica e non vuole in Italia la riproposizione del modello anticlericale alla Zapatero.

Ma nelle parole del Papa c’è di più. E di più profondo. Le sue parole vanno ben oltre le “miserie” della quotidianità politica e attengono più in generale non solo al rapporto fra Stato e Chiesa ma a quello fra “Stato e religione”.

La questione della “laicità” continua la sua evoluzione non solo nel suo episodico rapporto fra Stato e Chiesa ma in una molteplicità di snodi (culturali, morali, giuridici, sociopolitici) fino a modificare lo stesso concetto di democrazia. Oggi si sostiene che la vita civile, entro la quale maturano le scelte più importanti, non ha bisogno di sostegni esterni di tipo metafisico e teologico.

Scrive il Prof. Vittorio Possenti: “Oggi ci si accorge che questa posizione non regge e che il perenne e spesso lamentoso richiamo alla tolleranza rischia di essere vano, perché i problemi con cui dobbiamo confrontarci richiedono una determinazione che vada oltre il procedurale”. Anche la semplificazione: “a noi le cose ultime, a loro le cose penultime o temporali” è limitativa. Perché dentro le cose penultime o temporali nascono problemi etici, antropologici ecc.

In definitiva non esiste uno stato laico puro, se per garantirsi deve ricorrere all’etica, cioè alla legge naturale che è legge comunque morale. Ma cosa hanno capito del messaggio papale i “cattolici” della politica italiana?

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