Governo Renzi, la fronda di Civati: niente scissione ma a rischio il voto di fiducia

Sei senatori civatiani potrebbero non votare la fiducia al nuovo esecutivo


Ostacoli su quella che sembrava la strada spianata di Matteo Renzi per Palazzo Chigi, e vedremo se il segretario Pd li affronterà a testa bassa o se dovrà scendere a compromessi. Ostacoli dagli alleati, con il NCD di Alfano che gioca al rialzo chiedendo un ruolo importante anche nella stesura del programma di governo. Ma ostacoli anche all'interno del Pd, dove crescono i malumori per la manovra di Renzi che ha portato alla caduta di Letta. E c'è da scommetterci che se la formazione del governo dovesse incontrare degli ostacoli, i malumori aumenteranno.

A guidare la (finora) sparuta pattuglia di dissidenti è Giuseppe Civati, che già alla direzione Pd dell'altroieri si era espresso – unico tra gli oratori – contro la mozione del segretario e aveva espresso la "smisurata ambizione" di tornare al voto. Nelle scorse ore si era parlato di scissione, un'ipotesi che veniva vista con interesse anche da Vendola, ormai consapevole della fine dell'esperienza di Sel. Sul suo blog, però, Civati nega di volersi staccare dal Pd

Faccio notare che sono altri che si sono scissi da se stessi, da quanto avevano detto, promesso e ripromesso di fare, dal buon senso, anche.

Le voci di scissioni erano nate da un post ironico in cui Civati diceva di voler fondare il Nuovo Centro Sinistra, da contrapporre al Nuovo Centro Destra, per presentare un programma opposto a quello degli alfaniani, e sottoporlo a Renzi. Ironia ma fino a un certo punto. Tra i parlamentari che fanno capo a Civati cresce la voglia di non votare la fiducia a Renzi, soprattutto se il nuovo governo dovesse avere gli stessi connotati di quello uscente.

In particolar modo a Palazzo Madama sarebbero 6 i senatori dell'area civatiana che potrebbero tirarsi indietro: il primo è Felice Casson, che si è detto pronto a votare no se nel programma ci saranno i temi proposti da NCD, in particolar modo su F35, ius soli e diritti civili. Come lui, anche Corradino Mineo, Sergio Del Giudice, Donatella Albano, Lucrezia Ricchiuti, Walter Tocci. Pochi, ma se non dovessero arrivare "iniezioni" di voti da altri gruppi, la maggioranza del governo sarebbe un po' meno solida, visti i numeri risicati al Senato.
civati2

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