Tutte le spese folli del Pdl nel Lazio

Franco Fiorito
Questa è la storia di una vendetta che, contrariamente alla tradizione, viene consumata a caldo. È di ieri la notizia che l'ex capogruppo Pdl alla Regione Lazio, Franco Fiorito (cacciato a luglio dall'incarico), era indagato per peculato. Oggi Fiorito ha reso noti i rendiconti delle spese dei suoi ex amici, mettendo sotto accusa il suo successore (e principale accusatore), l'attuale capogruppo Francesco Battistoni. Solo grazie a questa faida interna si è scoperto l'uso quantomeno allegro fatto dai consiglieri Pdl con i soldi pubblici.

Battistoni presentava infatti ricevute di oltre 7.000 euro per l'acquisto di vini pregiati, spese che Fiorito rendicontava immancabilmente tra quelle per l'attività politica, così come le cene per due in un locale vicino a Santa Croce in Gerusalemme, con tanto di menù dettagliato (per la cronaca, ostriche francesi, moscardini, crudo misto, fragolino sale, olio e pepe) al modico prezzo di 174 euro. Ma niente in confronto alle cene sociali rimborsate per 120 persone in un ristorante di Viterbo che però dichiara appena 40 coperti.


Tra le spese rimborsate con i soldi del contribuente ci sono anche i regali natalizi, tra cui le cravatte di Marinella (un must del berlusconismo) o 17 sciarpe per 230 euro. Ma è ancora il divertimento a inguaiare i consiglieri del Lazio: tra le ricevute c'è quella per l'affitto di un set di Roma antica e del teatro 10 di Cinecittà per una festa organizzata dal dal vicecapogruppo Carlo De Romanis per quella che Fiorito definisce una festa "a base di donne seminude". E, alla faccia della spending review, si scopre che il Pdl del Lazio rendicontava 3000 euro l'anno per l'affitto di una stampante. La domanda sorge spontanea: non conveniva comprarla?

Ma difficilmente Fiorito riuscirà a cavarsela gettando tutte le colpe sui suoi colleghi di partito. L'indagine su di lui è partita per una serie di prelievi sospetti dai conti correnti del Pdl regionale ai suoi conti personali, compresi alcuni all'estero, per un totale di 753.000 euro. Tra le altre cose, l'ex capogruppo - un fedelissimo di Alemanno che nelle elezioni 2010 è stato il più votato del suo partito - dovrà anche spiegare l'acquisto di due auto con i soldi del partito (e quindi dei contribuenti): una Bmw da 88.000 euro e una Smart da 16.000.

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