Renzi, da oggi in “sella”: via crucis?

E’ il d-day di Matteo Renzi che alle 10.30 salirà al Colle per ricevere l’incarico da Giorgio Napolitano in un quadro dai contorni ancora incerti e dalle prospettive altalenanti, mancando fondamentali puntini sulle “i” quali la lista dei ministri, il programma di governo, gli alleati di una maggioranza riottosa quanto ricattatoria.

ITALY-POLITICS-PD-RENZI

Soprattutto, a rabbuiare il premier in pectore c’è il “solito” PD, dopo il flop di ieri delle primarie per i segretari regionali, frutto del “pasticcio” del colpo di mano di Renzi a danno di Enrico Letta, un partito sbracato e sfiduciato verso le elezioni europee e amministrative di maggio ad alto rischio per il “rottamatore” e anche per il suo nuovo esecutivo.

L’assenteismo è il vero vincitore delle elezioni tenute ieri in Sardegna ma lo stesso assenteismo è il protagonista delle primarie in tutta Italia, con i gazebo del pidì, semi vuoti vuoi per gli strascichi della svolta sulla crisi di governo, con contraccolpi a cascata sul partito, riattizzando le lotte interne ai vari gruppi di potere con i capi cordate e i signori delle tessere che hanno disgustato militanti, iscritti, semplici cittadini.

La verità è che soprattutto nella base dei militanti pidì – una bella fetta di gente che vota e che fa votare – la medaglia di Renzi ha due facce: da una parte quella del tanto auspicato rinnovamento ma dall’altra quella del bluff pesando come una valanga il roboante annuncio del sindaco, oggi violato : “C’è bisogno di serietà in politica. Occorre imparare a mantenere la parola data. Io non sarò mai Presidente del Consiglio senza essere eletto dai cittadini, non farò mai come D’Alema nel 1998”. Appunto, fra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. Non solo.

Le contraddizioni e i paradossi si moltiplicano proprio quando servirebbe chiarezza e svolta reali. Che dire quando al Quirinale per le consultazioni c’è chi le diserta (M5S e Lega) perché gli assenti fanno notizia e chi (Berlusconi) invece le strumentalizza per dimostrare di essere sempre in sella, addirittura quale interlocutore privilegiato dell’uomo nuovo-nuovo premier sulle riforme istituzionali, legge elettorale in primis?

Stiamo parlando non di un comprimario, ma del… fondatore della seconda Repubblica, il principale (non da solo) responsabile del fallimento dell’Italia, un condannato in attesa di scontare i nove mesi di pena, espulso dal Senato, sicuramente protagonista dei prossimi giochi politici e di certo capace di raccogliere ampio consenso elettorale, come si vedrà a maggio.

Questa contraddizione del nuovo (Renzi) che avanza parallelamente al vecchio (Berlusconi) che viene resuscitato proprio dal “rottamatore” fa parte della lunga serie dei paradossi della politica Made in Italy però sempre pagata dalla sinistra e/o dal centrosinistra e soprattutto dal Paese. Sono questi paradossi, è questa mancanza di coerenza che produce ciò che ieri ha prodotto e che anticipa altre brutte sorprese per il Pd e la sua nuova leadership, ovunque acquartierata.

La battaglia di Renzi è su più fronti sapendo bene che lui si gioca tutto ma con lui si gioca tutto anche il Partito Democratico e (forse) lo stesso Paese.

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