Verona: in manette ex vice sindaco e consorte per corruzione

Le indagini sono partite lo scorso autunno dopo una lettera anonima che accusava il braccio destro di Tosi e la moglie.

Terremoto politico a Verona. Questa mattina sono scattate le manette ai polsi dell'ex vicesindaco, Vito Giacino, accusato di corruzione. La moglie Alessandra Lodi, avvocato come il marito, è ai domiciliari. Giacino è un personaggio molto noto nella città scaligera: oltre che l'incarico di vice sindaco, ha avuto in passato l'incarico di assessore all'Urbanistica e, nella seconda giunta Tosi, all'Edilizia privata.

Nella città veneta sono in corso altri arresti. Le indagini riguardano accertamenti avviati alcuni mesi fa su appalti e consulenze alla moglie. Giacino si era dimesso dall'incarico di vice lo scorso 15 novembre proprio in seguito all'iscrizione nel registro degli indagati. Prima di allora, era considerato il naturale successore di Flavio Tosi alla carica di primo cittadino.

Poi nell'autunno scorso è scoppiato il bubbone, in seguito a una lettera anonima che lo accusava di essere corrotto. Nel corso delle prime fasi dell'inchiesta, erano stati perquisiti gli uffici comunali e gli studi legali di Giacino e della moglie. Nella lettera anonima, invece, si ipotizzava che fosse presente un sistema all'interno degli uffici dell'Urbanistica per il rilascio di permessi, con Giacino a capo.

Tale prassi, secondo l'autore del documento, prevedeva che per ottenere i permessi urbanistici fosse necessaria una consulenza dello studio legale della moglie del vicesindaco. In un altro paragrafo della missiva si faceva riferimento ai lavori di ristrutturazione svolti da Giacino e consorte nel proprio appartamento di Borgo Trento, affidati alla So.ve.co, ditta che figura in diversi appalti comunali (filobus, ponte San Francesco, ex Gasometro).

Vito Giacino

  • shares
  • Mail

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO