Matteo Renzi e gli hashtag: #proviamoci, #lavoltabuona, #cominciamoildomani. Dopo #enricostaisereno

Il presidente del Consiglio incaricato su Twitter con gli hashtag della sua campagna ed altri.

Matteo Renzi – o forse chi gli cura la comunicazione, chissà? – si scatena su Twitter a suon di hashtag (per chi non dovesse saperlo, ammesso che ci sia qualcuno, ancora, a non saperlo, gli hashtag sono "etichette", precedute dal simbolo # con cui storicamente Twitter consente ai suoi utenti di accorpare conversazioni su un dato argomento).

E' giovane, il Presidente del Consiglio incaricato, e ci tiene tanto a farcelo sapere. Giovane dentro e fuori. Giovane e social. Giovane e capace a usare i nuovi mezzi di comunicazione. Di #matteorisponde – l'etichetta con la quale il sindaco di Firenze affronta i faccia a faccia social – si è già detto abbondantemente. Chi voleva fargli domande poteva farlo con un tweet-messaggio etichettato ad hoc.

Negli ultimi giorni, l'uso degli hashtag da parte di Renzi è esploso. Siamo a tre in quattro giorni.


Il primo è stato #proviamoci. Che poi è il modo per mascherare l'ambizione smisurata e fingere che si tratti di un tentativo – quando Renzi, più e più volte, aveva negato di voler puntare a Palazzo Chigi senza passare dalle urne.

Era il 13 febbraio 2014, e la polpetta avvelenata per Letta era servita in direzione Pd.

Il 17 febbraio (oggi, ndr), Renzi riceve l'incarico di formare un esecutivo da Napolitano. Ed ecco #lavoltabuona, che in verità è l'hashtag di tutta l'era renziana e della sua campagna di creazione del consenso politico.


E poi, il medesimo giorno c'è l'affermazione del Pd – nonostante il calo nei sondaggi dopo la decisione di strappo operata dal segretario dei democratici – alle elezioni regionali in Sardegna.

Ed eccoci qua, con #cominciamoildomani, che è il rilancio dell'hashtag di Pigliaru, il nuovo governatore della regione Sardegna.


Quale disinvoltura sfoggia, Renzi. Un premier così a proprio agio con gli hashtag, in un uso a metà fra l'adolescenziale, lo spontaneo e il marketing politico (dunque, tutto marketing politico, persino un po' eccessivo). Talmente a proprio agio che proprio un mese fa ne aveva "lanciato" uno in televisione, intervistato da Daria Bignardi.

Era #enricostaisereno. Dedicato ad Enrico Letta, ovviamente. Che da allora – era il 17 gennaio – ha avuto un mese per accorgersi che sereno non doveva stare.

Coerenza, prima di tutto. Anzi, #CoeRenzie. D'altro canto il linguaggio degli hashtag e dei tweet senza rimandi è perfetto se si vuole semplificare (non è certo questo l'unico uso che si possa fare del social network, ma è di sicuro la sua funzione più massificata). E così sembra tutto normale, il flusso delle cose dette scivola via come una timeline e nessuno si ricorda più cos'è stato detto veramente e quando. Scripta manent, hashtag volant.

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