Matteo Renzi, volo ardito o volo radente?

I fan più sfegatati di Renzi premier sono gli stessi fan del Cavaliere quali la Santanchè e la Gelmini o come il “celeste” Roberto Formigoni: “ Matteo mi ricorda il primo Berlusconi”.

Italian Democratic Party PD National Assembly

Non proprio di buon auspicio per il miglior lancio del candidato premier e del suo prossimo esecutivo, specie con un PD che perde voti in Sardegna(pur riconquistando la regione come coalizione di centrosinistra ma con l'ombra sinistra di un astensionismo vicino al 50%!) e che dopo il flop delle ultime primarie sui segretari regionali, è diviso e impotente come non mai, con le minoranze interne (o maggioranze?) che “gufano” affinchè il tentativo del rottamatore abortisca o che il segretario (ex?) scivoli presto sulla classica buccia di banana.

Le contraddittorie e rocambolesche vicende del cambio Letta-Renzi – una vera e propria congiura di palazzo da fratelli coltelli – mettono piombo nelle ali del premier incaricato, il cui volo rischia di essere sin dall’inizio più radente che ardito.

La matassa è ingarbugliata e non riguarda solo il nodo Alfano&C, risolvibile con poltrone pesanti e strapuntini nel governo e soprattutto alla vigilia della grande abbuffata con le oltre 600 nuove grandi cariche a scadenza nelle aziende pubbliche che contano. Davanti a Renzi si erge il muro del programma che nessuno legge ma tutti capiscono se è il solito libro dei bla bla o incide nella vita quotidiana degli italiani, se è davvero in grado di schiodare il Paese dalla croce della crisi infinita.

Alle priorità indicate da Renzi – lavoro, burocrazia, fisco – vanno messi i puntini sulle “i”, cioè va chiarito bene a chi si dà e a chi si toglie, perché se di vere riforme trattasi c’è chi ci guadagna e chi ci perde. Questo è il punto. E qui può cascare l’asino, su questo sono caduti i precedenti governi, incapaci di prendere il toro per le corna, cioè fare scelte che sono di carattere politico, non tecniche o semplicemente di ordine monetario e di bilancio.

Serve il chirurgo che affonda il bisturi nel bubbone, non il ragionierino con la bic per le solite partite di giro. Importante, molto importante sarà la scelta del ministro per l’Economia, ma fondamentale, ripetiamo, è la meta indicata da un premier autorevole e coraggioso, il percorso da avviare con i mezzi e i tempi chiari, le scelte del governo.

Misure economiche, misure per il lavoro, per la crescita, per l’occupazione. Fuori dall’Europa l’Italia non ha spazio né futuro. Vanno però cambiate le scelte d fondo delle politiche europee. Occorre avere una linea sull'Europa. Una linea di costruzione dell'Europa politica e di cambio della scelte economiche può consentire l’avvio di un nuovo percorso di uscita dalla crisi e di ricostruzione.

Si parta – come chiede anche la Cgil - dal tema del lavoro, da un doppio versante: investimenti e redditi. Scrive Marco Tarquinio direttore di Avvenire: “ Adesso servono fatti, non parole. Servono segnali precisi, forti, efficaci di sostegno alla famiglia, soprattutto quella con figli, e di impegno per riaccendere il circolo virtuoso impresa-lavoro. Serve una partenza davvero "bruciante", che spazzi via le scorie accumulate e faccia capire che l’ordine delle priorità per l’Italia e gli italiani non si può capovolgere (come certe lobby vorrebbero) per pavidità o interessata malizia”.

Insomma, il tempo è scaduto. E non basta annunciare una riforma al mese. Serve il primo passo reale, nella giusta direzione.

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