Governo Renzi: il caso Barca e il nodo dei ministeri di peso

La telefonata "rubata" all'ex ministro mette a nudo le difficoltà nella formazione dell'esecutivo


La Zanzara colpisce ancora, e anche se ormai i politici dovrebbero sapere che dietro una telefonata potrebbe esserci la mano dello show radiofonico di Cruciani, la trappola continua a funzionare. L'ultimo a caderci, l'ex ministro della Coesione Territoriale Fabrizio Barca, ha aperto una voragine su quello che sta accadendo dietro le quinte della formazione del nuovo governo.

In primo luogo, le pressioni. Barca ha rivelato di aver ricevuto richieste da Carlo De Benedetti di accettare il posto di ministro dell'Economia. L'ingegnere ha prontamente smentito, ma questo non è certo bastato a mettere a tacere le polemiche che sono subito nate, con Libero che titola addirittura "Il governo Renzi lo fa De Benedetti". A questo si aggiungono poi le voci di insistenze da parte di Napolitano, che – come già accaduto con i governi Monti e Letta – vorrebbe avere l'ultima parola sui ministeri più delicati, Esteri, Giustizia ed Economia.
New Italian Government Is Sworn In
Se nel primo caso la soluzione sarebbe rinnovare la fiducia a Emma Bonino – soluzione caldeggiata da Napolitano e gradita a Renzi – il nodo della Giustizia sembra già più complesso per la necessità di trovare una persona che garantisca gli alleati di NCD (Alfano ha già detto di non volere "un giustizialista"), il Colle e la volontà di rinnovamento. Si parla di qualche avvocato giovane e senza curriculum politico, però restano le perplessità di Napolitano.

Il vero nodo è però l'Economia, perché qui le pressioni non arrivano solo dal Quirinale e dagli alleati, ma anche dai mercati e dall'Europa. Ed è sempre qui che sono arrivati i "no" più pesanti a Renzi: non solo Barca – che oltre a dire no ha anche parlato di una cronica mancanza di programmi da parte del neo premier, ma anche e soprattutto Lucrezia Reichlin. Professore alla London School of Economics, molto ben vista alla Bce e graditissima a Napolitano (anche per il cognome, visto che è figlia dello storico dirigente comunista e partigiano Alfredo Reichlin), Lucrezia Reichlin ha rifiutato il ministero quando ormai sembrava cosa fatta, non risparmiando critiche al programma di Renzi.

Saltata anche l'ipotesi Lorenzo Bini Smaghi – che si è tirato indietro anche lui pur essendo un simpatizzante di Renzi, ma non ben visto dalla Bce – il neo premier vorrebbe a questo punto un politico, mentre il Quirinale punta su una figura di peso. Si parla di Prodi – che però preferirebbe restare fuori dai giochi in attesa di una chiamata per il Colle più alto – Enrico Letta – ma, nonostante il "tifo" di Napolitano né lui né Renzi sembrano poter collaborare – e Mario Monti – che sarebbe disponibile ma in questo caso sarebbe Renzi ad avere dei dubbi.

Insomma, il "dream team" di cui si parlava fino a pochissimi giorni fa si sta già sfaldando: il "governo Leopolda" doveva annoverare tra i suoi componenti Alessandro Baricco, il patron di Eataly Farinetti e l'AD di Luxottica Guerra, ma i tre si sono sfilati uno dopo l'altro non appena sono cominciati gli aut aut di alleati e compagni di partito di Renzi. E la "rivoluzione" del rottamatore parte già con il freno a mano tirato.

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