Il patriarca di Venezia esorta la politica a smetterla con i proclami sulla fine della crisi

Monsignor Francesco Moraglia, patriarca di Venezia

Mentre il papa compiva la sua visita pastorale in Libano, la chiesa italiana celebrava il Festival della Dottrina Sociale, il secondo per la precisione. L'assise si è tenuta a Verona dal 14 al 16 settembre e ha avuto come tema: Crisi, significati, riferimenti: la necessità di un pensiero diverso.

Tra i vari interventi ha avuto una certa eco quello del patriarca di Venezia, monsignor Francesco Moraglia, che, ribadendo il primato dell'etica, ha un po' bacchettato le istituzioni italiane che sono troppo convinte che la situazione economica dello Stivale vada migliorando.

Moraglia, insomma, invita a smetterla con i proclami sulla fine della crisi perché

Tali proclami risultano particolarmente difficili da riceversi sia perché alle parole non seguono i fatti sia, soprattutto, quando provengono da chi - prima e durante la crisi - è stato in posizioni di responsabilità in ambito finanziario, economico e politico.

Nel corso del suo intervento dal titolo Di fronte alla crisi economica e sociale: elementi di speranza e prospettive ricavate dal magistero sociale il patriarca ha affermato:

Questa non è una delle tante crisi che giungono al termine di cicli che si susseguono regolarmente, ma si tratta piuttosto di una crisi epocale che richiede un ripensamento strutturale, una riconsiderazione del rapporto tra finanza ed economia, un ripensamento del lavoro, della produttività d’impresa, del profitto che non può essere a favore di alcuni e contro altri. Il profitto dovrà sempre più rispondere al bene comune di un’umanità globalizzata a livello di comunicazione, di finanza, di economia.

E continua:

Siamo chiamati a guardare al futuro, nella logica del bene comune, non solo considerando la nostra generazione ma anche quelle che verranno dopo. Si tratta di capire quale sia lo sviluppo sostenibile, ponendo al centro di tutto, cosa che, finora, è stata fatta troppo poco, la persona non come pura astrazione ma nelle sue relazioni concrete, ad iniziare dalla relazione con la famiglia, caposaldo della dottrina sociale cristiana.

Per il patriarca di Venezia:

sarebbe inaccettabile che la finanza, l’economia, il profitto, ossia quelle attività umane che si collegano al lavoro, uno dei beni essenziali nella vita delle persone, delle famiglie e della società, non avessero a che fare con l’etica ed in questo ci è di sostegno l’insegnamento di Benedetto XVI nell’enciclica Caritas in Veritate (n. 36), dove si legge che: “la sfera economica non è né eticamente neutrale né di sua natura disumana e antisociale. Essa appartiene all’attività dell’uomo e, proprio perché umana, deve essere strutturata e istituzionalizzata eticamente”.

Foto | Patriarcato di Venezia

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