Renzi (e Caltagirone) contro il Teatro Valle: Disneyland vs Beni Comuni

Matteo Renzi At The Democratic Party PD National Assembly
Matteo Renzi non è ancora riuscito a trovare un ministro dell'Economia, sebbene il suo governo sia appoggiato dalle banche, dai gruppi editoriali più importanti del paese e da personalità come Monti e Prodi. Tuttavia, a Roma si è ambientato subito ed ha trovato il tempo di dire la sua sul Teatro Valle Occupato.

Come riportato da Repubblica, Il Messaggero e dalla stampa locale romana, Renzi ha dichiarato: "Quando mi dicono che per salvare la cultura si deve fare come al teatro Valle a Roma, dico che ci sono altre alternative. Il Valle era nelle stesse condizioni del teatro Pergola a Firenze, il più antico d'Europa, che ha visto l'amministrazione intervenire. Grazie a questo intervento oggi ha una propria produzione".

Non si è fatta attendere la risposta degli occupanti:

"Noi e il premier Renzi abbiamo due modelli culturali completamene diversi. Da una parte c'è l'idea di sottrarre il Teatro Pergola all'Eti e assegnarlo a una Fondazione classica pubblicoprivato, l'idea di Firenze come Disneyland del Rinascimento, dei beni culturali espropriati ai cittadini e dati in pasto a marchi e brand. Dall'altra, quella del Valle, si porta avanti il progetto di una cultura di qualità, per tutti e a costi non alti, rivoluzionando il rapporto di sudditanza tra istituzioni e società civile, immaginando una Fondazione alternativa basata sulla partecipazione, la turnazione delle cariche, la nomina democratica diretta e allargata degli organi di governo, l'equa redistribuzione della ricchezza"

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Caltagirone Cambia verso


Ovviamente la polemica non poteva passare sotto silenzio. A schierarsi con il rottamatore è arrivato immediatamente Il Messaggero, non solo dalle colonne del suo quotidiano, ma anche sul suo sito dedicato all'arte: Artribune. Ivi non solo ci si spertica in lodi del prossimo premier, ma si liquida anche l'esperienza del Valle in maniera lapidaria: "Il Teatro Valle continua a non avere uno statuto giuridico, dal momento che – piaccia o non piaccia – il Prefetto di Roma non ha riconosciuto la Fondazione Teatro Valle bene comune". Inoltre si bolla l'occupazione come "in linea con una certa retorica collettivista vecchia di quarantacinque anni".

Ricordiamo che Il Messaggero è di proprietà di Francesco Gaetano Caltagirone, che è un "nuovissimo esempio di collettivismo pubblico privato". Sebbene sia suocero di Pier Ferdinando Casini, ha espresso, alla trasmissione Otto e Mezzo, la sua forte simpatia per Renzi. Insomma anche lui ha deciso di "Cambiare verso".

Caltagirone è imprenditore editoriale ed edile. Vicepresidente di Monte dei Paschi di Siena fino al 2012 e attualmente Consigliere di Assicurazioni Generali S.p.A. E fermiamoci qui perché l'elenco di cariche e proprietà sarebbe lungo.

Il Teatro Valle di lotta e di proposta


La condanna senza appello, emersa a più riprese sui giornali filo-governativi, non riesce tuttavia ad oscurare i meriti del Valle. In tempi di crisi, e senza padrini e protettori, il teatro si è dimostrato il centro culturale più attivo della capitale. Spettacoli teatrali, cinema, interventi della personalità del mondo della cultura e dello spettacolo, iniziative sociali si susseguono dal momento della sua occupazione. Tutto questo a costi bassi (che servono ad autofinanziarsi). Insomma se non ci fosse stato il Valle, molti cittadini non avrebbero avuto accesso a nessuna offerta culturale. Ricordiamo, inoltre, che il Teatro ha vinto il prestigioso premio il Princess Margriet Award 2014 della European Cultural Foundation.

Il prefetto non ha riconosciuto la Fondazione Bene Comune perché "non risulta provvista di alcun titolo giuridico di proprietà o di godimento dei beni in questione". Ciò, ovviamente, ha scatenato i "guardiani della legge". Peccato non abbiano colto un piccolo aspetto, il più innovativo della questione (altro che vecchi schemi!). La Fondazione si sta battendo non perché una cerchia di persone prenda in mano la proprietà del teatro, ma per il riconoscimento dello statuto speciale dei Beni Comuni. Tale strumento giuridico è stato elaborato dalla Costituente dei Beni Comuni. Al progetto hanno dato un contributo personalità del calibro di Stefano Rodotà, Ugo Mattei, Paolo Maddalena, Salvatore Settis, Maria Rosaria Marella, il premio nobel Elinor Ostrom.

E' bene sottolineare ancora che l'obiettivo degli occupanti non si esaurisce per nulla in una sterile logica antagonista. Gli occupanti si battono per introdurre un nuovo strumento che dispone l' affidamento del Teatro Valle. Ovvero una forma di governo regolata da uno Statuto partecipato che stabilisce principi, ideati e sottoscritti dai cittadini. Tali principi prevedono l'elezione democratica degli organi di governo, la turnazione delle cariche e una redistribuzione della ricchezza generata. Siamo, dunque, in presenza di una volontà di produrre diritto, in un momento in cui le istituzioni sono delegittimate e i meccanismi procedurali della democrazia rappresentativa in crisi. Rispetto a tutto questo, "la politica" si chiude e condanna.

Il nuovismo di Renzi prevede, invece, qualcosa di molto vecchio. Forse per il Valle preferirebbe l'ennesima Fondazione pubblicoprivato. Oppure chiudere tutto e aprire un centro di una catena alimentare con teatro annesso. Così mentre una sazia elite consuma i suoi prodotti culturali, servita da dipendenti sottopagati, ci sarà qualche politico che andrà a dire che ha creato lavoro, e qualche imprenditore che canterà "Bella Ciao" tra il culatello e il parmigiano. Speriamo di non avergli dato un'idea.

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