Il Pdl del Lazio alla resa dei conti sul caso Fiorito

La gara a chi spende più soldi dei cittadini per i propri comodi che si è tenuto nel Pdl del Lazio sembra avviarsi alla conclusione: tra minacce della Polverini ("O cambia tutto, o ce ne andiamo a casa") e diktat del segretario Alfano ("Il Pdl farà la propria parte fino in fondo perchè non ha nulla a che fare con ladri, rubagalline e mascalzoni"). Prima di tutto chiariamo la vicenda: com'è nata la faida tra l'ex capogruppo del Pdl Lazio e il suo successore Battistoni?

Fiorito dopo le Regionali doveva entrare in giunta, ma venne invece mandato a guidare il gruppo Pdl. Ha mantenuto l'incarico fino a luglio. Allora una fronda interna del Pdl, guidata dagli ex Forza Italia vicini ad Antonio Tajani (Carlo De Romanis su tutti), lo ha messo in minoranza e ha eletto al suo posto il viterbese Francesco Battistoni. Battistoni dopo un po' si rende conto che le spese del gruppo sono talmente eccessive che forse è il caso di far saltare il carrozzone. A quel punto denuncia tutto. Quando Fiorito si trova indagato per Peculato, scatta la vendetta e Fiorito rende noti i rendiconti delle spese dei suoi ex amici. E così tutti possono venire a sapere in che modo sono stati spesi i (nostri) soldi.

Ma la vicenda non si ferma a un paio di arraffoni che comprano ostriche e vini pregiati con i soldi del partito, a quanto pare dietro tutto questo ci sarebbe la guerra personale di Renata Polverini contro il presidente del consiglio regionale Mario Abbruzzese. Il perché della 'guerra' tra i due la racconta La Stampa:

Abruzzese è Uno che spende 1 milione e mezzo all’anno per spese di rappresentanza, 456 mila euro per le consulenze e guadagna 251 mila euro lordi all’anno . Il presidente che si concede due auto blu a causa del suo pendolarismo quotidiano Cassino-Roma non si sbilancia su Fiorito e difende il suo sostituto Battistoni. Ma la Polverini vuole anche la sua testa: «Se non si dimette lui, me ne vado io». Ma la presidente della giunta vuole un repulisti totale, tanto più non approva la distribuzione dei fondi regionali adottata da Abruzzese. Per non parlare dei suoi tentennamenti nel tagliare sprechi e privilegi della casta. A partire dalla riduzione delle commissioni da 16 a 10: una scelta sollecitata già a inizio mandato, 2 anni e mezzo fa, da vari gruppi ma sposata da Abbruzzese solo una decina di giorni fa dopo il pressing della Polverini. Il consiglio regionale incomincerà alle 16, ma nelle due ore precedenti si svolgerà una giunta in cui la governatrice metterà a punto la sua strategia: via gli emolumenti per i vertici delle commissioni; possibile taglio di 3mila euro allo stipendio dei consiglieri e stop a rimborsi senza controlli.

Più in generale la Polverini vuole rivedere da capo le norme che hanno fatto affluire un fiume di denaro circa 8 milioni e 500 mila euro sui conti correnti dei gruppi. Via i fondi spalmati a pioggia.Ed eccoci al punto: ancora una volta per procedere a quei tagli ai costi della politica di cui si parla e straparla da tantissimo bisogna prima che saltino fuori i 'rubagalline'. E infatti la presidente della Regione non sarebbe veramente disposta ad andare fino in fondo con le sue dimissioni. Piuttosto vuole mettere tutto il Pdl laziale davanti a un 'aut aut': o si fanno subito i tagli e provvedimenti che chiede, oppure salta tutto.

Per capire un po' su quale massa informe di maxistipendi, rimborsi giganti e bilanci assurdi abbiamo a che fare basta prendere in considerazione che i 70 consiglieri, oltre allo stipendio di 18 mila euro al mese, si mettono in tasca oltre 210 mila euro l'anno. I loro rimborsi sono quattro volte superiori a quelli della Camera con una voce nel bilancio che nel 2011 è aumentata di 6 milioni di euro rispetto l'anno precedente, superando i 103 milioni di euro. Soldi con i quali i 17 gruppi consiliari (dei quali 8 sono composti da una sola persona che ha almeno sette collaboratori pagati dalla Regione) fanno quel che vogliono.

Quando i soldi che girano raggiungono cifre di queste dimensioni, chi si stupisce che tutti perdano il senno e si mettano a buttare via migliaia di euro in vini e cravatte? Il problema è quando i maxistipendi (con cui si può fare quello che si vuole, ovviamente) non bastano neanche più e si 'fattura' tutto sul conto del partito: feste, cene, viaggi. Tanto una scusa si trova sempre: le feste sono di partito, le cene sono di rappresentanza e le vacanze sono per rimettersi dalle fatiche della campagne. Scrive Pubblico:

Il nodo è uno: che percorso hanno fatto i fondi regionali destinati al Popolo della libertà? Dal partito a Fiorito? L’ex capogruppo avrebbe preso soldi dal gruppo regionale Pdl, ma la storia si è subito infittita di altri elementi: fatture «clonate» e pagamenti inesistenti con ricevute allegate. Lui sostiene di non aver agito da solo e dunque l’inchiesta potrebbe allargarsi ancora, si potrebbe indagare su un patto segreto. Le carte parlano di quasi tre milioni a disposizione dei diciassette consiglieri pidiellini solo per rimborsi spese e, almeno secondo l’accusa, Fiorito si sarebbe goduto questo bel gruzzoletto in un resort in Costa Smeralda e avrebbe aperto in Spagna cinque conti correnti a lui intestati: Banco Santander, Caixa banc, Banco Pastor, Caja general del Ahorros.

Adesso è il momento della resa dei conti, delle promesse di tagli e delle minacce a chi ruba. Fino al prossimo scandalo.

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