Proteste in Ucraina: le radici dello scontro, l'influenza russa, il gas e la politica estera

Tutto è cominciato quando Yanukovich ha detto no all'associazione economica con l'Ue. 'Costretto' da Putin e da un'economia fragile a nutrirsi in casa russa.

L'Ucraina brucia. Kiev si riempie di cadaveri. L'Occidente guarda con preoccupazione a quella che si sta trasformando in una guerra civile. Ma non fa passi concreti per frenare il bagno di sangue. I motivi? Economico - politici. L'Ucraina resta sotto il giogo di Mosca, che fornisce aiuti e facilitazioni alla ex repubblica sovietica. La Russia è stata la causa principale del mancato accordo di associazione tra Kiev e l'Unione Europea. Mancato accordo che ha acceso il fuoco della protesta: da una parte gli europeisti, dall'altra il governo di Viktor Yanukovich, uomo di Mosca prestato alla politica ucraina.

Yanukovich è per molti una marionetta di Vladimir Putin. Mette in pratica ciò che la Russia gli ordina. Incurante dei tanti morti che il suo Paese sta contando per gli scontri di piazza. D'altronde, liberarsi dalla corda moscovita è al momento impossibile: l'Ucraina ha bisogno della Russia più che dell'Ue, incapace a sua volta di aiutare concretamente gli ucraini se venisse a mancare la balìa sovietica.

Ma perché la Russia tiene così tanto all'Ucraina? Si tratta di una repubblica strategicamente irrinunciabile per l'impero. Fa da cuscinetto tra Mosca e l'Europa. Da qui passa il gas che Putin pompa nelle vene del Vecchio Continente. L'Unione Doganale di Putin - che comprende Kazakhstan e Bielorussia - non avrebbe senso di esistere senza l'Ucraina. Perché l'Europa vuole assoldare Kiev? Sostanzialmente per gli stessi motivi geopolitici. Ma Stati Uniti ed Europa non possono andare fino in fondo nei loro progetti perché anche loro hanno bisogno della madre Russia.

Washington ha bisogno di Mosca per affrontare con decisione i dossier di politica estera che riguardano Siria e Iran. L'Europa - con la Germania capofila nei contatti con l'opposizione ucraina - si scalda grazie a Gazprom, multinazionale che ha in Russia la sua sede principale. La stessa Gazprom che ha costretto Yanukovich a rinunciare all'associazione con l'Ue: Putin ha infatti ridotto drasticamente il prezzo del gas alla repubblica e ha assicurato un pacchetto di aiuti per tenere a galla la fragile economia di Kiev (l'acquisto di titoli governativi per 15 miliardi di dollari).

La Russia, però, dopo aver staccato il primo assegno, ha sospeso i pagamenti. Il timore è che le proteste di piazza indeboliscano a tal punto Yanukovich da farlo cadere. Sì, perché anche a Mosca ci sono timori che la situazione degeneri a Kiev. Ma l'intervento diretto è escluso. Il Cremlino appoggia il presidente ucraino, lo invita a continuare a usare la forza. Incurante dei 26 morti delle ultime ore. Il guinzaglio non può essere sciolto, al massimo un po' allungato. L'Europa e gli Usa lo sanno bene. Ed è su questo allungamento che puntano perché la situazione si stabilizzi. Yanukovich al potere, in fondo, va bene anche a loro. Purché il gas continui ad arrivare. E si possa trovare un accordo su Iran e Siria, con Mosca al tavolo a fare da paciere.

Viktor Yanukovich

© Foto Getty Images - Tutti i diritti riservati

  • shares
  • Mail

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO