Civati: "Difficile restare nel PD se non votiamo la fiducia". E si parla di un gruppo con i dissidenti 5 stelle

Ipotesi di un gruppo autonomo di fuoriusciti dal PD, M5s e Sel

Come abbiamo imparato, i retroscena vanno letti ponendosi alla dovuta distanza tra verità, supposizione e desideri: nel retroscena i "fatti" vanno assolutamente chiariti, ponendoli come perimetro delle "voci", di modo da recintare la notizia.

Tra plausibilità e verità c'è, dunque, un abisso. Ma andiamo con ordine: intervistato ieri da Francesco Cocco di Repubblica.it, uno stanchissimo Pippo Civati ha chiosato sul futuro suo e della sua compagine all'interno del Partito Democratico:

"Al momento non voterò la fiducia. [...] Si tratta di un governo politico a tutti gli effetti e con la stessa maggioranza di prima, che non rispetta il mandato elettorale. [...] E' un po' difficile restare nel PD se non si vota la fiducia dal punto di vista non tanto del regolamento quanto della coerenza. [...]
Il problema è che Renzi ha deciso di fare la stessa alleanza di prima, sostituito Letta; non mi pare che abbia aperto nemmeno a Sel, che non urlavano. Se usciamo non è per aprire canali (con Grillo, ndr): è una cosa che stiamo valutando con molta attenzione: un voto non di fiducia sarebbe una scelta politica di estrema gravità e ragioneremmo dopo: non c'è un operazione in corso."

ha detto Civati. Un'affermazione che sarebbe invece confutata da un retroscena firmato da Emilio Torsello su Diritto di Critica, che lega la possibile (o solo paventata) fuoriuscita civatiana dai democratici ai malpancisti nel M5s, stufi di contare come il due di coppe quando regna bastoni.

civati

Lo streaming con la consultazione tra Renzi e Grillo è il pomo della discordia: non sarebbero soltanto cinque i "dissidenti" pentastellati, ma un nutrito gruppetto stufo di urlate e prese di posizione poco trasparenti, tutte decise tra Genova e Milano.

In molti si sarebbero aspettati un atteggiamento più dialogante e costruttivo, sopratutto in virtù dell'investitura della "rete" e sarebbero rimasti dunque delusi dai 9 minuti di show: il volto di Luigi di Maio alle spalle di Beppe Grillo, scuro e a braccia conserte, era particolarmente eloquente.

Un gruppo che è divenuto particolarmente folto e che sarebbe pronto alla scissione, nella consapevolezza che una parte di elettorato pentastellato sarebbe pronto a seguirli (e l'accenno di Grillo alla "sfiducia del territorio" su Orellana, per la prima volta il comico evoca "il territorio", ne sarebbe una dimostrazione).

Quindici parlamentari circa, che potrebbero unirsi al gruppo di civatiani una volta "epurati" dall'assemblea di martedì prossimo: nel PD invece il giorno della fiducia rischiano di assentarsi anche i senatori Lucrezia Ricchiuti e Walter Tocci, oltre a Corradino Mineo ed alla corrente civatiana.

Pippo Civati non ha mai fatto mistero di guardare verso sinistra, verso Sel (cui la sua compagna è iscritta da tempo), a differenza di Matteo Renzi: la secessione dei civatiani resta ovviamente nel campo delle ipotesi. Per qualcuno "belle ipotesi": un nuovo gruppo parlamentare che unisca sotto un'unico tetto Sel, civatiani e epurati pentastellati. Ci aveva già tentato tempo fa, quando con qualche incursione tra i parlamentari a cinque stelle lo avevano reso protagonista di una breve polemica con il gruppo 5s: forse qualche frutto il buon Civati è riuscito a coglierlo. Anche se tardivamente.

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