Renzi, governissimo o governicchio?

Il nuovo esecutivo si presenta con numeri da record: solo 16 ministri, 8 donne, 46 anni l’età media, un premier rookie, non ancora quarantenne. Vista così, la squadra di governo pare portata dal vento di una nuova primavera, sa di buon auspicio, apre alla speranza.

ITALY-POLITIC-GOVERNMENT-RENZI

C’è subito da dire che il primi nodo di Matteo Renzi resta il Partito Democratico, il suo partito sempre in fibrillazione, con le minoranze sul piede di guerra, con Civati che spara ad alzo zero: “Così si consegna l’Italia al Cavaliere” e con Cuperlo pronto alle barricate per fare saltare l’anomalia del doppio incarico con Matteo inquilino a Palazzo Chigi e capo al Nazareno.

Non bastasse, ci si mette anche Silvio Berlusconi a soffiare sul fuoco: “Tra bersaniani e dalemiani Renzi non ha la maggioranza in Parlamento”. Come dire, il nuovo governo muore prima di nascere. Fra poche ore si vedrà.

Tornando al nuovo esecutivo, grattando la vernice della superfice, la sostanza non brilla così tanto come appare: pochi elementi di provata competenza, molte “signore nessuno”, qualche ex promessa già bruciata, grosse incognite. Gente da salotti tv o da soap opera, una squadra “primavera”, per un campionato da outsider. Si vedrà se la discontinuità è il valore aggiunto o se la mancanza di medagliere (incompetenze?) sarà una pietra al collo da inabissare presto la squadra.

Con ministri di basso profilo il premier può fare meglio il padre-padrone, mettere tutti in (seconda) fila, lasciare al buon Matteo il ruolo di indiscusso e unico “mattatore”.

Amici e avversari presto faranno le pulci al programma anche se, di fatto, a pochi importa ciò che si scriverà sul librone che nessuno legge. Conta la logica politica, contano i posti da spartire, fanno temere i musi lunghi, le rivalse, gli agguati.

La prima vera partita si gioca al Senato. Domani, domenica, i senatori “civatiani” decideranno il da farsi ma è Civati stesso a far capire l’aria che tira: “Renzi sta facendo di tutto per farsi votare contro”. I malpancisti stanno anche fuori del Pd. Ad esempio i Popolari, cancellati dall’esecutivo, sono già con la pallottola in canna: niente riconferma per Mario Mauro, fino ad oggi alla Difesa, nessun esponente tra i baldi 16. Nella torta della lottizzazione, Alfano non può lamentarsi, anche i cosiddetti montiani e casiniani, con un ministero a testa.

Il numero ristretto dei ministri potrebbe essere … “riequilibrato” da una ondata di viceministri e sottosegretari, tanto per cercare di rabbonire e riconquistare i dubbiosi e i minacciosi. Come abbiamo scritto sopra, Berlusconi – uno che sa far di conto – giura sulla mancanza dei numeri a Renzi, un modo semplice per offrirsi come “crocerossina”, o meglio, il guinzaglio per il nuovo premier.

Già. Non è tutto oro ciò che luccica. Alla maggioranza di Renzi potrebbero mancare almeno 10-15 senatori. Brutta gatta da pelare. Un governo debole politicamente può governare bene? E se è anche debole nei numeri? Comunque, tanti auguri. Per adesso.

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