Primarie PD, Bersani si affida ai ... Beatles e Renzi riscopre ... Togliatti

C’è chi giura che Matteo Renzi sia politicamente meno effimero e ben più profondo di come appare e si muove e di quel che pensa e dice. Addirittura un acuto analista come Peppino Caldarola, ex direttore de l’Unità nonché ex braccio destro di Massimo D’Alema, paragona lo sfidante di Pier Luigi Bersani alle Primarie del Pd (e-o centrosinistra) a … Palmiro Togliatti.

Insomma, il sindaco di Firenze, con quella sua ricerca degli elettori del Pdl, ricorda l’ossessione del Pci nel ricercare l’alleato nel campo avverso. In modo incisivo Caldarola scrive: “Renzi apre a destra come Togliatti”.

Ma è proprio così? A parte le profonde differenze del contesto storico e l’abisso culturale e l’esperienza politica che divide il “Migliore” dall’attuale candidato alla leadership del Pd e alla premiership del governo del Paese c’è davvero un filo comune, di non poco conto.

Renzi vuole “rottamare” il Pd e la casta politica attuale. Non fece lo stesso il leader comunista prima con la “svolta” di Salerno appena rientrato in Italia dall’esilio in Russia e soprattutto a metà degli anni ’50 rivoltando il Pci come un calzino? Allora il rinnovamento del partito si pose come problema politico.

Dopo 10 anni dalla fine della guerra, Togliatti analizza impietosamente i mali del suo partito: taluni “comportamenti” della Resistenza, come lo schematismo, l’autoritarismo, la diffidenza verso gli altri, il settarismo, il guardare più al … “paradiso” russo che alla ricostruzione italiana (l’attesa dell’arrivo di Baffone…), non sono stati liquidati in un Pci ormai impegnato in una via democratica e pacifica.

Togliatti parlò di “smarrimento massimalistico” e mise in guardia il partito dal pericolo di chiudersi compiaciuto in posizioni di autosufficienza nella contemplazione soddisfatta dei progressi compiuti (nelle urne coi voti e nel tesseramento), criticando i dirigenti per la “scarsa attenzione alle vicende dei partiti avversari, ai contrasti provocati dalla sconfitta e dalle divisioni interne”.

Togliatti, no da un camper o in un talk show, ma nel suo memorabile discorso alla Camera il 18 luglio 1953, annunciò l’intenzione del partito “di allargare il fronte di lotta e di chiamare a partecipate all’azione di rinnovamento politico e sociale dell’Italia tutti i buoni cittadini”. Togliatti spingeva per “orientare nuove forze”, rivolgendosi direttamente a coloro che avevano votato ancora per i partiti di centro e di destra, ed estendendo il fronte di lotta.

Il partito non capì il significato di tale progetto verso “nuove alleanze” e una parte del gruppo dirigente, specie nelle federazioni territoriali, fu sostituito con una lotta politica interna senza quartiere. Non fu una operazione di rinnovamento basata sulla carta d’identità, ma non c’è dubbio che la maggior parte degli anziani fu esonerata a favore di una leva di dirigenti di 20-30enni, giovani sì, ma già esperti.

Oggi Bersani, per dimostrare il suo orgoglio di leader capace del “rinnovamento nella continuità” grida: “Chiedetemi chi erano i Beatles!”. Il “bischero” Renzi, brandisce la spada del “rottamatore” sulle orme di … Togliatti.

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