Matteo Renzi ed Emma Bonino, quella telefonata delle 19

Non è vero che Emma Bonino ha saputo di non essere più ministro dalla televisione, ma il suo commiato costa caro

In area radicale la notizia, un po' a sorpresa, che Emma Bonino non sarebbe stata riconfermata Ministro degli Affari Esteri non è andata proprio giù: non tanto per una questione di poltronismo, respinta in toto dai militanti di Torre Argentina che raccontano di una storia storicamente diversa da tutti gli altri, quanto più per i risvolti che questa decisione avrà nelle relazioni internazionali.

Ieri sera, a largo di Torre Argentina a Roma, a due passi dalla vera casa di Emma Bonino, la grande sede del Partito Radicale, si è tenuto un comizio di commiato dell'ex ministro degli Esteri, che ha ringraziato una nutrita folla di persone (la partecipazione ha sorpreso un po' tutti), accorse ad ascoltare Emma Bonino.

Una Bonino delusa dalla decisione di Renzi ma che non si è soffermata su questi aspetti, confermando la disponibilità al nuovo ministro a collaborare ed a passare le consegne nel modo più puntuale possibile:

"Ho telefonato questa mattina al neo ministro Mogherini, che conosco, e le ho detto che può contare non solo sull'aiuto mio, per i valori che condividiamo e per le lotte che condivideremo, ma anche sulla professionalità e sulla dedizione dell'intera Farnesina."

Nessun "sassolino" e nessuno "scoop" per i giornalisti accorsi, ma solo parole di ringraziamento e di speranza "di riconquistare il senso delle istituzioni, del rispetto delle regole, del senso dello Stato contro la ragion di Stato."

Il giallo della telefonata

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Non è vero che Emma Bonino ha appreso la notizia della sua non riconferma dalla televisione. E' la stessa radicale a spiegare come, verso le 19 di venerdì, Matteo Renzi l'abbia chiamata per darle un gentile benservito:

"Il Presidente del Consiglio incaricato mi ha telefonato per dirmi che non c'era niente di personale, che anzi la politica estera doveva avere dei dati di continuità ma che serve anche del rinnovamento, eccetera. Ne ho preso atto. Non l'ho saputo dalla televisione, ancorchè scrivano fantasiosi giornalisti. Certo, avrei voluto saperlo prima."

Con buona pace di Emma Bonino, che in questa storia subisce nuovamente una decisione politica interna al Partito Democratico (era già stato così quando, con la radicale candidata alla Presidenza della Regione Lazio, nei circoli del PD è stato fatto circolare l'ordine di non promuovere la candidatura, nonostante l'appoggio formale del partito, perchè quelle elezioni andavano perse), la verità è a metà strada tra la versione (vera) da lei fornita ieri durante il comizio e quella (più retroscenista) pubblicata sui giornali.

L'orario delle 19 è importante: l'ormai famoso tweet di Renzi "arrivo, arrivo" è infatti delle 18:46, mentre la lettura dei nomi dei nuovi ministri è avvenuta alle 19:10. Nel mezzo ci sono quei 25 minuti all'interno dei quali, a cose oramai fatte, Emma Bonino è stata avvertita della decisione.

Matteo Renzi infatti, ci spiegano fonti beninformate del PD, sarebbe salito al Quirinale con una lista di nomi "aperta", sulla quale il confronto con Napolitano è stato serrato: una vera e propria trattativa che ha portato alla scelta di non confermare Emma Bonino è stata accettata dal Presidente della Repubblica, che avrebbe però chiesto all'ex sindaco di telefonare appositamente alla radicale prima di uscire e rendere noti i nomi alla stampa (nessuno ha azzeccato le caselle chiave di "giustizia" ed "esteri", molto care al Presidente Napolitano) e di non scegliere il nome di Nicola Gratteri alla giustizia.

Un atto di "gentilezza" o un "accortezza particolare", riferiscono le nostre fonti, che il Quirinale non ha voluto far mancare ad Emma Bonino, sorpresa anche lei dalla decisione di Renzi.
Certo, fa sorridere pensare a Napolitano che, con fare da "nonno d'Italia", imbecca il giovane Renzi sul bon-ton istituzionale che si usa in questi casi, ma tant'è.

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