Civati, fiducia si o no? Il suo sondaggio lo sconfessa

Giuseppe Civati, molto dubbioso sulla fiducia al governo Renzi, viene sconfessato da un sondaggio online da lui commissionato: il popolo dei civatiani vuole la fiducia (con riserva)

Probabilmente non se lo aspettava nemmeno lui, Pippo Civati, quando dal palco di Bologna questa mattina ha ribadito al suo "popolo" tutti i suoi dubbi sul governo targato Renzi, sul futuro del Partito Democratico, sui lavori parlamentari e, su tutte, sulla fiducia che la Camera voterà domani.

Lui, l'outsider delle scorse primarie, che apre un sondaggio online nel quale chiede conto ad elettori e sostenitori della loro idea proprio in merito alla fiducia al governo Renzi: 24 ore per rispondere ad alcune, precise, domande, oltre 20mila risposte ed un risultato che, se possibile, marginalizza la posizione di Civati anche tra i cosiddetti "civatiani".

PD Party's National Assembly

Scriveva ieri Civati, lanciando il sondaggio online:

"La scelta è difficile ma la partecipazione per noi è un metodo imprescindibile, quindi vogliamo sapere cosa ne pensate: abbiamo cercato di sintetizzare le diverse posizioni sia favore che contro la fiducia al governo nel questionario che segue, con lo scopo di sondare e approfondire le vostre idee e sensazioni in un momento così delicato per la nostra democrazia."

Il risultato è piuttosto avvilente, per Civati, e sorprendente, per chi scrive: la metà dei partecipanti al sondaggio pensa che complessivamente si debba votare una fiducia positiva al governo (il 27% condizionata ad una verifica dei risultati), e solo il 38% appoggia in toto i dubbi, e la posizione, di Civati. Che, di fatto, si trova in posizione minoritaria anche tra i suoi sostenitori.

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Va dato atto al democratico monzese di aver sempre detto chiaramente la sua posizione in merito a questo governo, di fatto ottenendo una posizione minoritaria di isolamento all'interno del PD; una posizione scomoda, e Civati questa scomodità la percepisce completamente, che negli ultimi giorni è stata messa in discussione, se non proprio rivista:

"Potessi votare liberamente senza mettere in discussione i rapporti col Pd voterei no convintamente. [...] Non è una questione di disciplina di partito, ma se io non dovessi votare un governo che ha una legittimazione del Partito democratico dovrei uscire dal gruppo. Se dovessi ascoltare assemblea dovrei votare sfiducia. La fiducia ne discutiamo fino all’una, ma è chiaro che se non si vota la fiducia si esce dal Pd. Si nota di più se rimaniamo, anche se non è popolare, ma noi non siamo popolari. [...] C’è un modo diverso di fare le cose. Non abbiamo intenzione di far cadere questo esecutivo. Ma tanto non siamo noi ad essere decisivi. Se lo fossimo, avrei ricevuto tante telefonate in questi giorni dal Presidente del Consiglio e invece niente. Voteremo per restare dentro il Partito democratico. Cominciamo a preparare il dopo Renzi."

ha detti Civati a Bologna questa mattina, davanti a qualche centinaio di sostenitori. Paradossalmente, si legge nei risultati del sondaggio, sono coloro i quali non hanno votato alle primarie del PD ad appoggiare in toto il dubbio del deputato nato a Monza:

5nonvoto

Per il 60% dei partecipanti che dichiara di non aver votato alle primarie del PD la fiducia a Renzi non va votata, mentre per il 30% si deve votare sì. Qui abbiamo una prima notizia: i "nemici" del segretario/primo ministro non sono dentro al Partito Democratico ma, come è giusto, fuori.

La seconda notizia l'ha data direttamente Pippo Civati, quando ha fatto presente la decisione della madre di non iscriversi al PD. La terza notizia è che, ha ragione Civati, la sua è l'unica voce fuori dal coro: nessuna scissione in vista però, giura Civati, ma una frangia trasversale interna al Partito come posizione minoritaria.

Molto minoritaria. Tuttavia il buon Civati non ha perso occasione per piccare nuovamente la posizione di Matteo Renzi, notando come alle Scuderie di Bologna ci sia molta più gente che non alla Leopolda:

"Il giudizio globale di questa assemblea è di totale criticità nei confronti del governo Renzi. Esprime il disagio di un elettorato che sta a sinistra di Renzi [...] se votassimo sfiducia dovremmo uscire da Pd. Non vogliamo far cadere governo, non vogliamo indebolire Renzi. [...] Io farò un po’ di torto ai miei sostenitori che vorrebbero uscissi dal Pd, ma mi atterrò a indicazioni dei sondaggi online che sono al 50%. Se io dovessi seguire me stesso e basta voterei ‘no’. [...] Si nota di più se rimaniamo, anche se non è popolare, ma noi non siamo popolari [...] Esiste una nuova idea di centro sinistra. Non c’è nessuna scissione, non sarebbe un nuovo partito ma una formazione trasversale."

ha spiegato Civati, che è certamente riuscito a convincere i propri sostenitori ma che, nonostante la base, continua a scivolare sempre più verso i margini del Partito Democratico. Che, nella sua storia, sa portare bene rancore, nonchè tagliare le gambe degli scomodi.

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