Pierluigi Bersani: "Alla politica serve guarire"

Pierluigi Bersani rilascia a l'Unità la prima intervista dopo l'aneurisma: "I test dicono che la mia memoria è al 100%. Ma se avessi perso quel 5% che dico io, non mi sarebbe dispiaciuto"

E' dimagrito, ha smesso di fumare ("già che c'ero"), rilegge i grandi classici ("La Morte di Ivan Il'ic" e Machiavelli) e sopporta la convalescenza dei continui mal di testa con buonumore e grazie all'affetto della famiglia: il ritratto di Pierluigi Bersani, tracciato grazie all'intervista di Claudio Sardo pubblicata su l'Unità, è quello di un uomo che lotta contro se stesso per non indaffararsi troppo.

E' un Bersani attento e critico quello descritto da Sardo, che resta attento osservatore (per il momento solo osservatore) delle dinamiche interne al partito che ha guidato fino a un anno fa: critica, ad esempio, l'atteggiamento con cui Renzi ha scalzato Letta da Palazzo Chigi, si arrabbia entrando nel merito delle questioni politiche più spinose ed attuali.

ITALY-POLITICS-GOVERNMENT-TALKS

E' un Bersani coerente con se stesso, che attacca "i populismi" (nella fattispecie Beppe Grillo, ma è evidente che ingloba anche il vecchio "nemico" Silvio Berlusconi) e ammonisce il PD, che rischia di sfidare sul medesimo terreno "i pifferai", sperando di batterli:

"Oggi stiamo preparando il futuro. E mi preoccupa questo distacco tra la società e le istituzioni democratiche. Temo che il distacco continui a crescere e nessuno di noi può illudersi che basti un po' di populismo e di demagogia, magari in dosi contenute, per risolvere il problema. [...] Io ho sbagliato in qualche passaggio, ho commesso errori, ma resto convinto che la politica non ritroverà se stessa nei particolari e nelle tattiche. È il senso, la direzione di marcia che le dà forza. O la ritroviamo, o ci perdiamo."

dice un autocritico Bersani. Racconta dei giorni di paura, da quel 5 gennaio alle prime settimane di dura convalescenza, con un costante mal di testa ("chissà se frutto dell'operazione o di una vecchia cervicale"), e la vicinanza della famiglia, della moglie Daniela e delle figlie, che lo hanno protetto e rinforzato. Ricorda come, quando era presidente dell'Emilia Romagna, decise di puntare tutto sui servizi di neurochirurgia dell'ospedale di Parma, per tutta l'area tra Reggio e Piacenza: una decisione, quella di puntare sul pubblico, che ha premiato Bersani, su tutti, che ne ha potuto godere dei benefici clinici.

"[...] abbiamo costruito un'eccellenza del Paese. Correvo da Piacenza in ambulanza ma intanto i medici di Parma, collegati in rete, leggevano la mia Tac. Sono stato curato al meglio, e sono stato trattato come ogni persona che si trovi nella medesima condizione."

E la solidarietà e l'amicizia, tanta, che Bersani dice di aver sentito attorno a se non solo dalla famiglia: il regalo dei suoi beniamini della Juventus, le parole di conforto di amici e "nemici". Del nuovo governo Renzi Bersani apprezzerebbe la nomina di Pier Carlo Padoan all'Economia, ma anche Maria Giovanna Madia entra nelle grazie dell'ex segretario democratico, ma osserva con occhio critico la politica sprezzante e d'azzardo dell'ex sindaco di Firenze:

"La modernità esalta la leadership, ma ci deve essere qualcosa di più di una squadra attorno al leader. C'è bisogno di una comunità che condivide, partecipa, collabora, costruisce."

ha detto Bersani, che tuttavia sostiene che lui, da deputato, voterebbe la fiducia (non sarà presente in Parlamento domani, per motivi evidenti di salute). Anzi, dice di non comprendere chi ipotizza l'astensione o, addirittura, il non voto (un chiaro riferimento a Pippo Civati), mettendo al centro dell'attenzione proprio la sua "creatura", il PD:

"Il Pd non è un nastro trasportatore di domande indistinte. Non è un ufficio al quale si bussa per sentirsi dare risposte generiche o demagogiche. La centralità del Pd non deve cambiare la nostra idea del governo: guai a pensare che le istituzioni siano spazi da occupare e che per il consenso basti il messaggio. Il governo è coerenza, competenza, rischio. E siccome è anche la responsabilità più impegnativa della politica, da qui deve ripartire il confronto. E il solo modo per aiutare l'Italia e dunque anche il nuovo governo."

ha detto Bersani, anticipando anche il tema che sarà centrale nelle prossime discussioni interne al partito sarà sui ruoli e le personalità, sull'orizzonte personalistico della politica e sulla necessità del collettivo. Per chiudere con una battuta:

"Il medico mi ha fatto i test della memoria e della concentrazione. Ha detto che avendo lavorato in quel punto della testa, voleva avere la certezza che tutte le potenzialità fossero state preservate. Mi ha fatto una certa impressione quando ha detto di aver "lavorato" sulla mia testa, ma poi sono stato rassicurato. Tutto è a posto al 100%. L'ho ringraziato. Dopo però ci ho ripensato: se mi avesse tolto dalla memoria quel 5% che ancora mi fa male, forse sarebbe stato perfetto."

Il Bersani che tutti stanno aspettando.

L'intervista sul sito del Partito Democratico.

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