Sale la tensione tra Cina e Giappone per le isole Diaoyu

Isole Diaoyu per i cinesi. Isole Senkaku per i giapponesi. Di fatto un piccolo arcipelago disabitato che sta diventando il centro di una disputa territoriale potenzialmente pericolosa. Anche perché, per quanto disabito, questo arcipelago è un importante avamposto militare, bagnato da acque ricche di pesce e – forse – anche di idrocarburi.

Le isole furono conquistate dal Giappone nel 1895, conquistate dagli USA durante la Seconda Guerra Mondiale e di nuovo sono sotto amministrazione nipponica da quando gli Stati Uniti gliele restituirono negli anni '70. Pechino le ha sempre rivendicato come sue, ma dopo i gesti dimostrativi di alcuni nazionalisti cinesi e la risposta di quelli giapponesi, la disputa si è riaccesa. E sta anche prendendo una brutta piega.

Negli ultimi giorni si sono visti parecchie manifestazione anti-nipponiche in Cina, in cui i manifestanti hanno assalito ristoranti, centri commerciali e negozi in stile giapponese, alcuni hanno anche cercato di appiccare fuoco alle auto di provenienza giapponese. Manifestazioni organizzate, anche in una Paese dove le attività online sono strettamente monitorare, sfruttando le piattaforme di microblogging.

E anche oggi migliaia di cinesi sono nuovamente scesi in strada oggi in diverse città del Paese per esigere dal Giappone la restituzione alla Cina delle isole Siaoyu/Senkaku. La data scelta per questa nuova ondata di manifestazioni, autorizzata dal governo di Pechino, coincide con l'anniversario dell'"incidente di Mukden", che il 18 settembre 1931 fornì il pretesto al Giappone per invadere la Manciuria. Centinaia di imprese e ristoranti giapponesi hanno sospeso le loro attività per precauzione. A Pechino stamattina più di mille persone si sono avvicinate all'ambasciata del Giappone, protetta da poliziotti in tenuta antisommossa e da barriere metalliche alte due metri.

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