Governo, oggi al Senato la fiducia. Matteo, adesso tocca a te!

Oggi pomeriggio debutto ufficiale di Matteo Renzi premier alla prima vera prova politica con il voto di fiducia al Senato con l’imperativo di superare l’asticella dei 176 voti.

Italian Democratic Party PD National Assembly

C’è attesa, non tanto per il risultato (scontato perché nessun senatore del Pd e della maggioranza è così autolesionista da fare harakiri) quanto per il discorso del giovane capo del governo, il binario programmatico su cui far partire questo governo del “coraggio” con gli italiani divisi, da una parte guardinghi e sfiduciati, dall’altra attenti e aperti alle promesse dell’ex “rottamatore”.

A dire il vero, Renzi arriva qui con grande velocità, bruciando tutte le tappe di una scalata politica che non può non sollevare interrogativi e anche sconcerto. Matteo, modesto portaborse prima di diventare amministratore locale, non ha certo brillato da presidente della Provincia e poi da sindaco di Firenze. Diciamo che è stato (molto) abile nel saper “usare” queste cariche come trampolino di lancio per altri lidi, così come ha usato a mo’ di tram il Partito Democratico, preso facilmente con quelle primarie degli sbandierati tre milioni, dal sapore di un blitz in un partito ridotto come è ridotto dopo anni di guerre intestine.

Colpo di mano ripetuto con taglio cesareo per defenestrare Enrico Letta da Palazzo Chigi prendendone il posto. Eppure oggi è il capo del governo dell’Italia, Paese in mezzo al guado (soprattutto per colpa di questa politica e di questi politici) ma pur sempre fra i principali partner europei e non solo.

Si chiede l’ex leader della Fiom-Cgil Giorgio Cremaschi: “Cosa lo ha fatto (Renzi ndr) diventare presidente del consiglio? Un gigantesco investimento mediatico sulla sua persona”. Prosegue Cremaschi: Se penso a come funziona davvero la selezione e la costruzione delle notizie e delle personalità pubbliche nel mondo di oggi, resto stupito della magnifica costruzione mediatica che ha portato al governo del paese lo sconosciuto Renzi. E ora la costruzione continua, il governo è un format. Il format del governo è: i giovani al potere finalmente. Peccato che questi giovani siano tutti pecore Dolly della politica. La gioventù al governo è tutta clonata dai precedenti gruppi dirigenti: essi devono rappresentare il nuovo nella più pura tradizione del Gattopardo: cambiare proprio tutto perché non cambi proprio nulla”.

Esagerazioni? Esagerato spirito critico? Voglia di sparare a zero contro tutto e tutti? E Renato Brunetta, “portavoce” del Cav incalza: “Renzi? Imposto dai poteri forti”.

Fatto sta che oggi comincia l’avventura. Con gli italiani spettatori, girati con il didietro verso il muro. Adesso tocca a Matteo.

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