Elezioni Europee 2014 | L'Altra Europa con Tsipras: No al blairismo di Renzi

L'altra Europa con Tsipras
Elezioni Europee 2014. La lista italiana, che sostiene Alexis Tsipras presidente della Commissione, ha deciso nome e simbolo da presentare alle elezioni: L'altra Europa con Tsipras. La scelta è stata fatta dai sostenitori, attraverso un referendum on line.

Oggi Barbara Spinelli, una delle promotrici dell'appello per la nascita del nuovo soggetto politico, ha deciso di dire la sua sul governo Renzi. La giornalista di Repubblica ha espresso forte distanza sia sulle modalità di nascita dell'esecutivo sia sui suoi contenuti (almeno quelli trapelati finora).

No al modello Blair per l'Europa


Incominciamo dai contenuti. Sul sito della Lista Tsipras, Spinelli rimarca come il blairismo di Renzi non lasci presagire nulla di buono. A suo parere, il modello Blair non può che tradursi in un "tradimento" della sinistra e dell'Europa. Il leader laburista non solo è stato prono a tutte le scelte di politica di Bush jr., ma ha lavorato alacremente affinché il Trattato di Lisbona non divenisse una vera Costituzione. Inoltre, fu proprio Blair "che si oppose a ogni piano di maggiore solidarietà dell’Unione, e rifiutò ogni progetto di un’Europa politica, che controbilanciasse il potere solo economico esercitato dai mercati e in modo speciale dalla city".

Spinelli, però, mette le mani avanti. Non scarta l'ipotesi che Renzi riesca a fare qualcosa di buono per l'Italia, magari su lavoro e fisco. Ma sulla condotta del governo in Europa non ha dubbi: "Non mi aspetto niente di speciale sull’Europa". La flebile apertura di credito interna, nei confronti del rottamatore, va però contestualizzata. Per la Lista Tsipras il cuore del problema del lavoro e dei diritti si è spostato a Bruxelles, non sta più a Roma. Dunque, le proposte costruttive di politica interna finiranno per diventare solo palliativi, se non saranno accompagnate da scelte forti in Europa.

Il programma di Tsipras per l'Unione prevede un'azione radicalmente riformatrice delle istituzioni e delle politiche Ue. D'accordo o meno nel merito, è senz'altro il più chiaro e compiuto dei programmi presentati finora dai gruppi che si sfideranno alle elezioni del 22-25 maggio. A leggerlo bene appare pienamente europeista. Tuttavia, la stampa mainstream continua a presentarlo come una via dimezzo tra "i piani quinquennali" e un manifesto euroscettico.

"Premier nominato in un Parlamento di nominati"


Sulla modalità di nascita dell'esecutivo, Spinelli è altrettanto critica. Non solo rileva i repentini cambi di opinioni di Renzi su Letta, ma anche il deficit democratico che sta dietro al cambio di governo. Andare "a Palazzo Chigi e presentarsi - terzo Premier nominato - in un Parlamento di nominati", per la giornalista, non presuppone nessuna credibile possibilità di alternativa.

Sui ministri, poi, la delusione è palpabile. Per quanto riguarda il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan, Spinelli non ravvisa novità significative rispetto al passato: "non vedo discontinuità tra lui e Fabrizio Saccomanni". "Inquietante" anche la mancata nomina di Nicola Gratteri a ministro della Giustizia, esempio di lotta alla mafia. Ricordiamo che la mancata nomina è stata giustificata dal fatto che Gratteri è un pm in servizio.

Secondo Spinelli, Renzi non è riuscito a difendere la sua scelta davanti a Napolitano e ciò sarebbe una cosa di una certa gravità. Soprattutto se si tiene conto che, nel 2011, "il Quirinale firmò la nomina del magistrato di Forza Italia, Nitto Palma, vicino al Premier Berlusconi e Cosentino".

Delusione è stata espressa anche sulla nomina agli Esteri di Federica Mogherini. Spinelli, allo stato attuale, avrebbe preferito la riconferma di Emma Bonino "che al federalismo europeo ha dedicato una vita e possiede una vera competenza".

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