George Pell, neo ministro vaticano dell’economia che arriva dall’Australia

Papa Francesco ha costituito una nuova struttura di coordinamento per gli affari economici e amministrativi della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano.

Pier Carlo Padoan si trovava in Australia (per lavoro) quando è stato chiamato a rivestire l’incarico di ministro del nuovo governo di Matteo Renzi. E anche il nuovo ministro dell’economia della nuova Curia Vaticana viene dall’Australia: è il cardinal George Pell, arcivescovo di Sydney (che, per ora, farà avanti e indietro dall’Australia al Vaticano). Nominato in fretta e furia (pure lui…) la prima cosa che dovrà fare sarà quella di stilare gli statuti del nuovo ufficio che presiederà: il Consiglio per l'Economia (che sarà composto da quindici membri: otto Cardinali o Vescovi e sette esperti laici di varie nazionalità con competenze finanziarie e riconosciuta professionalità) e il revisore contabile.

Sono tutti riforme a batteria create da papa Francesco: con un unico documenti – il motu proprio «Fidelis dispensator et prudens» del 24 febbraio – Bergoglio ha creato una nuova struttura di coordinamento per gli affari economici e amministrativi della Santa Sede, istituendo il Consiglio e la Segreteria per l’economia (più veloce di Renzi che promette riforme in tempi brevissimi!). Come nota la Sala Stampa Vaticana, il motu proprio di papa Francesco giunge:

in seguito alle raccomandazioni della rigorosa revisione condotta dalla Commissione Referente di Studio e di Indirizzo sull'Organizzazione della Struttura Economico - Amministrativa della Santa Sede (COSEA). Esse sono state esaminate e approvate sia dal Consiglio di Cardinali istituito per consigliare il Santo Padre sulla riforma della Curia Romana, sia dal Consiglio di quindici Cardinali "per lo studio dei problemi organizzativi ed economici della Santa Sede".

Il cardinal George Pell

La nuova Curia Vaticana, quindi, per riformarsi sta aumentando di molto uffici, dirigenti e consulenze esterne: situazione, questa, che non fa certo diminuire le spese (un po’ come succede anche in Italia). Anche se, commenta Sandro Magister:

in ossequio al taglio dei costi, la segreteria di Stato ha ordinato a tutti i dicasteri di curia di non procedere a nuove assunzioni, di non sostituire chi va in pensione, di non rinnovare i contratti a tempo determinato, di liberarsi di chi sia stato assunto con un anno di prova e di bloccare gli straordinari. Naturalmente fatte salve non precisate eccezioni a questo generale giro di vite.

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