Ucraina: Russia sospende aiuti e chiede a Ue di non interferire, rischio default e secessione

Slitta a giovedì la formazione del nuovo governo provvisorio. Quattro i possibili candidati per le presidenziali del 25 maggio.

Niente governo provvisorio fino a giovedì, default a un passo, timore che i territori filo-russi possano avere velleità di secessione, botta e risposta tra l'Unione Europea e Mosca. L'Ucraina del dopo Yanukovich - tuttora ricercato con l'accusa di omicidi di massa - si sveglia piena di problemi da risolvere. Dopo la sbornia per la cacciata del presidente.

Il presidente della Commissione europea, Jose Manuel Barroso, a Strasburgo ha ribadito l'impegno europeo per evitare il collasso economico dell'Ucraina: "L'Europa sta lavorando con i partner internazionali per trovare i modi per sostenere economicamente Kiev. La Russia lavori costruttivamente con noi per garantire un'Ucraina unita. Che diventerebbe elemento di stabilità per l'Europa stessa. Kiev deve avere relazioni buone con i vicini, a est e a ovest". Concludendo: "La priorità da rispettare è l'unità territoriale del Paese".

Difficile, però, sistemare la situazione finanziaria del Paese. La Russia, infatti, ha bloccato i 15 miliardi di aiuti promessi dopo la caduta di Yanukovich. Il governo provvisorio di Kiev si è rivolto allora al Fondo monetario internazionale, chiedendo di staccare subito un assegno da 35 miliardi di dollari e di organizzare una conferenza internazionale di donatori. L'Fmi ha risposto spiegando che il contributo massimo previsto è di 20 miliardi di euro. Il presidente ad interim, Oleksandr Turchinov, incontrando il capo della diplomazia europea, Catherine Ashton, ha fatto sapere che - senza aiuti - il Paese dichiarerà il default per i 13 miliardi di debiti esteri in scadenza quest'anno.

La Russia ha risposto a Barroso con il ministro degli Esteri, Serghei Lavrov, che ha avvertito: "E' pericoloso e controproducente cercare di imporre all'Ucraina una scelta sulla base del principio 'o con noi o contro di noi'. La Russia non intende interferire negli affari interni ucraini e si aspetta altrettanto dai Paesi occidentali". Chiaro, no? Mosca vuole abbandonare a se stesso uno Stato che ora non può camminare con le sue gambe. In attesa che sia la stessa Ucraina a chiedere aiuto di nuovo a Mosca. Ma Turchinov ha risposto promettendo un "governo del popolo" e chiedendo alla Russia di rispettare la svolta filoeuropea di Kiev.

Gli Stati Uniti da che parte stanno? Formalmente non appoggiano l'esecutivo provvisorio. Vogliono un governo tecnico che porti il Paese alle elezioni del 25 maggio prossimo. La Commissione elettorale ha aperto ufficialmente la campagna elettorale per le presidenziali. Quattro i candidati che dovrebbero buttarsi nella mischia: Arseniy Yatsenyuk, ex ministro degli esteri filo-UE, Yulia Tymoshenko, ex premier liberata dal carcere ed ex leader della rivoluzione arancione del 2004, il re del cioccolato Petro Poroshenko, e Vitali Klitschko, ex campione del mondo di boxe che in questi mesi ha guidato la piazza.

Inizia anche la sfilata di leader esteri nel Paese. Oggi arriva a Kiev il vicesegretario di Stato americano William Burns, a breve si vedrà nella capitale pure il ministro degli Esteri britannico William Hague. Tutti vogliono capire (o spartirsi la torta?). Mentre Turchinov lancia l'allarme su "pericolosi segni di separatismo" emersi in alcune aree filo-russe. Il presidente ad interim ha annunciato alla Rada Suprema, il Parlamento, di aver convocato i vertici delle forze di sicurezza per discutere della questione. C'è il rischio di una balcanizzazione del Paese, che potrebbe portare alla creazione di quattro province separate.

In onore dei caduti

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