Matteo Renzi, premier in bilico fra mercati rionali e mercati finanziari

A Montecitorio Matteo Renzi cerca il bis dopo aver incassato all’una di notte – una maratona di oltre 10 ore - il via libera da Palazzo Madama, con solo 169 “sì”, quattro voti in meno rispetto all’esecutivo Letta.

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A questo punto, inutile soffermarsi sulle apparenze e sulle promesse (rivoluzionarie e rassicuranti o minestra rancida riscaldata?), il nuovo premier e il nuovo governo vanno giudicati sui fatti. Renzi ha detto di aver bruciato tutte le proprie imbarcazioni sulla spiaggia, tagliandosi alle spalle ostentatamente le vie di ritirata. Ma, tant’è si dica il contrario, non è il primo ad affermare certe cose, trovando poi ogni giustificazione per non aver fatto seguire i fatti alle parole. Vedremo.

Renzi balla sul trapezio senza tappeto, con la fiducia “stretta” della politica e con l’incredulità degli italiani, sfiduciati e stremati. Certo è che, il nuovo premier ha messo in agenda temi determinanti per le sorti del Paese, ben oltre la riforma elettorale e istituzionale: scuola, fisco e riduzione delle tasse sul lavoro, sblocco pieno del pagamento dei debiti dello Stato con i fornitori, trasparenza “al centesimo” delle spese pubbliche, sburocratizzazione della pubblica amministrazione, riforma della giustizia, cittadinanza allo “straniero” italianizzato. Per non parlare della “visione” sull’Italia del futuro. Impegni sacrosanti, nodi da far tremare le vene. A occhio e croce, solo sul lato imprese e lavoro, 100 miliardi da trovare subito. Chi li scuce?

Osserva Giorgio Merletti, presidente Confartigianato Imprese: “Soltanto per pagare il debito residuo di Stato, Regioni ed enti locali verso le imprese nel 2014 servono almeno 70 miliardi. E una riduzione del cuneo fiscale a 2 cifre significa circa 34-35 miliardi, cioè il 10% dei 344 e rotti miliardi del cuneo in Italia in valore assoluto. Verrebbe quasi da dire 'troppa grazia San Matteo! ”.

Fatto sta che Renzi ha dedicato diversi passaggi del suo intervento al Senato al tema occupazione e lavoro. “Senza nuove assunzioni il problema delle garanzie non si pone nemmeno”. Dunque, ha detto Renzi, quello che serve è un cambio radicale di politiche economiche. “Chi è entrato in una fabbrica o ha incontrato lavoratori, sa bene che quelli sulla disoccupazione non sono solo 'numerini', ma indici di una situazione impietosa e devastante”, che "richiede un cambio radicale della politiche economiche e provvedimenti concreti”.

In questi anni, almeno nell’ultimo ventennio, in Italia sono mutate le modalità di redistribuzione del reddito, diseguaglianze abissali, ritorno della povertà, diritti ridimensionati quanto non calpestati, destrutturazione dello stato sociale, la deindustrializzazione, con colpi durissimi alle imprese.

Nel suo libro Luciano Gallino unifica sotto l’espressione “colpo di stato” quello che è avvenuto attraverso la finanziarizzazione dell’economia e il potere delle banche (Il colpo di stato di banche e governi). Dice Stefano Rodotà: “Mi sono riletto in questo periodo alcuni discorsi di Roosevelt nel 1936, quando si ricandida, in una situazione che non era ancora di piena uscita dalla crisi, lui dice che il pericolo rappresentato dalla finanza organizzata è pari a quello del crimine organizzato”.

Ecco. Renzi ha parlato dei mercatini rionali tralasciando i mercati finanziari. E qui casca l’asino.

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