Il Fatto chiede a Renzi di rinunciare alla "doppia pensione"

Il premier sarebbe stato assunto con un escamotage dall'azienda di famiglia per far pagare i contributi a provincia e comune di Firenze.


Non ha ancora ottenuto la fiducia da entrambe le Camere, che già su Renzi cade la prima grana. Niente di penale, però Marco Lillo sul Fatto quotidiano accusa il neo-premier di aver fatto il "furbetto" facendosi assumere dall'azienda di famiglia poco prima di essere candidato a presidente della provincia di Firenze. Una storia vecchia – e tutt'altro che unica nel panorama politico italiano – che però torna in auge ora che Renzi è diventato il nuovo inquilino di Palazzo Chigi.

La vicenda è presto spiegata. I genitori di Renzi fondano nel 1993 un'azienda, la Chil srl, che si occupa di marketing e vendite dei giornali con gli strilloni. Nel 1997 i coniugi Renzi cedono le quote della ditta di famiglia ai due figli Matteo e Benedetta. Il futuro premier figura come co.co.co. nell'azienda di famiglia fino al 2003, quando matura la sua candidatura alla presidenza della provincia di Firenze. Allora, pochi giorni prima che la notizia della candidatura venga ufficializzata, Renzi viene assunto come dirigente nell'azienda di famiglia. Quando viene eletto alla provincia, passa in aspettativa, e, come vuole la legge, i contributi vengono pagati dall'ente locale: prima la provincia e poi, dal 2009, il Comune, per un totale di 32000 euro al mese.

Il dubbio è che l'assunzione da parte della ditta di famiglia sia stata un atto di comodo, con la sicurezza che poi i contributi sarebbero stati pagati dagli enti locali. Per un totale di circa 350.000 euro in dieci anni, che rendono, come sottolinea Il Fatto, Renzi un giovane molto fortunato dal punto di vista previdenziale. Perciò il quotidiano di Padellaro chiede al neo-premier di dimettersi dal ruolo che occupa a tutt'oggi nella Chil srl, visto che se deciderà di restare dirigente in aspettativa della società di famiglia fino alla fine della sua carriera Renzi si ritroverà una doppia pensione e un doppio Tfr.

Renzi, dicevamo, non è stato l'unico a usufruire di escamotage del genere. Una vicenda praticamente speculare è quella di Nicola Zingaretti, che venne assunto dal comitato Pd alla vigilia della sua candidatura a presidente della provincia di Roma, e di Josefa Idem, assunta dall'associazione del marito prima della sua candidatura nel 2006. Questi casi non hanno avuto strascichi penali, a differenza di quelli dell’ex assessore provinciale di Vicenza, Marcello Spigolon e del sindaco di Tortona, Francesco Marguati, rinviati a giudizio per truffa.

mat

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