La riforma del processo civile

La riforma del processo civile è il primo dossier sul tavolo del ministro della giustizia Andrea Orlando. Di cosa si tratta?

Mettere mano al processo civile significa cercare di risolvere quei 5,3 milioni di processi pendenti che affollano le cancellerie dei tribunali civili italiani: quella civile è infatti la fetta dai numeri più grossi.

In media, un processo civile in Italia impiega 1.514 giorni fino all'Appello, più altri 34,1 mesi in Cassazione: una durata media di sette anni che, è evidente, nega di fatto la giustizia a chi ne ha diritto. Se rispetto al 2012 lo scorso anno sono calati di qualche decina di migliaia i processi pendenti, l'aumento dei tempi rappresenta una grave violazione costituzionale (articoli 1, 2, 3, 97 ed altri), nonchè un'evidente stortura dello stato di diritto in Italia.

Il degrado della giustizia civile allontana gli investimenti esteri (è economicamente folle investire in un paese dove la burocrazia costa il triplo che altrove e dove la soluzione dei contenziosi non arriva mai) ma garantisce allo Stato introiti miliardari, grazie ai vari balzelli, contributi unificati, spese accessorie, marche da bollo e al normale pagamento delle imposte sugli onorari. Una valanga di euro che al Ministero dell'Economia non possono proprio rinunciare.

Al processo civile già Annamaria Cancellieri ha cercato, con scarsi risultati, di mettere mano, inserendosi in quel solco tracciato ancor prima dall'ex guardasigilli Paola Severino: il disegno di legge delega presentato come bozza il 17 dicembre è stato oggetto di critiche aspre (anche dagli addetti ai lavori, come il Consiglio nazionale forense e addirittura dal Consiglio Superiore della Magistratura): su tutti la Commissione mista presieduta dall'avvocato Vaccarella, voluta dallo stesso ministro per formulare proposte di interventi su processo civile e mediazione e sconfessata dalla stessa Cancellieri.

Gli avvocati contestano al ministro un pregiudizio alla base del decreto, che attribuisce loro ogni responsabilità delle lungaggini di un processo civile: superando tuttavia il conflitto corporativo tra avvocati e magistratura, ed entrando nel merito della bozza, si nota una logica tra il bastone e la carota, che da un lato liberalizza e dall'altro burocratizza ulteriormente la giustizia civile.

La riforma del processo civile presentata da Annamaria Cancellieri, e che ha ripreso una buona parte del lavoro di Paola Severino, si articola in nove punti e propone misure di ordine processuale e sostanziale per il recupero dell'efficienza del processo di cognizione e di esecuzione, nonche' misure finalizzate alla riforma della disciplina delle garanzie reali mobiliari, con l'obiettivo di agevolare le imprese nell'accesso al credito. Questo, nelle intenzioni.

Gli obiettivi

Vicenza  10 02 14 VI Vecchio Tribunale degrado  © Vito T. Galofaro

Grazie ad Altalex è possibile riassumere in termini chiari i nove obiettivi che si prepone la riforma della giustizia civile del decreto Cancellieri:

a) attribuisce al giudice il potere di disporre, in caso di causa semplice, il passaggio dal rito ordinario di cognizione al più snello rito sommario di cognizione;

b) attribuisce al giudice il potere di decidere la lite di primo grado mediante dispositivo accompagnato dall'indicazione dei fatti e delle norme sulle quali si fonda la decisione, rimettendo alle parti la scelta se richiedere la motivazione estesa ai fini dell'impugnazione della sentenza, previo anticipato versamento di una quota del contributo unificato dovuto per il grado successivo;

c) consente al giudice di Appello che conferma il provvedimento di primo grado di rifarsi alla motivazione già esposta dal giudice del provvedimento impugnato;

d) smaltire l'arretrato civile in appello prevedendo che in alcune materie non particolarmente complesse e delicate (esclude quelle che coinvolgono i diritti della persona) la controversia venga trattata e decisa dal giudice in composizione monocratica e non collegiale;

e) prevede che il giudice, quando emette una sentenza di condanna all'adempimento di obblighi di fare fungibili (e non soltanto di obblighi di fare infungibile), possa imporre al debitore che non adempia il pagamento di una somma di denaro fino al momento dell'adempimento;

f) prevede che in particolari materie ad elevato tasso tecnico il processo venga preceduto dall'espletamento di una consulenza tecnica (a carico degli attori) volta soprattutto alla quantificazione del danno lamentato;

g) responsabilizza e valorizza l'attività dei difensori;

h) consente agli ufficiali giudiziari di ricercare i beni da pignorare con modalità telematiche interrogando banche dati, ivi compresa l'anagrafe tributaria;

i) riforma il sistema delle garanzie mobiliari, introducendo forme di garanzie senza spossessamento, al fine di agevolare l'accesso al credito delle PMI. Con norme immediatamente precettive si incide sul processo di esecuzione forzata al fine precipuo di contenerne i tempi, eliminando inutili passaggi.

Di fatto le nuove norme introducono nuovi poteri per i giudici (che sono persone come le altre, soggette ad errori e giornate storte, oltre che all'incompetenza o addirittura alla cattiva fede), aumentano i costi per i ricorrenti ed allontanano la giustizia civile dalla coscienza istituzionale degli italiani.

Le critiche

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Nel tentativo di ridurre i tempi del processo, in particolare, le storture si delineano chiaramente: il decreto rimette alle parti la scelta di richiedere o meno la motivazione della sentenza (sollevando quindi l'intero sistema dall'obbligatorietà di pubblicarla), ma previo il versamento di una quota del contributo unificato dovuto per il grado successivo, senza il quale un condannato vede negarsi il diritto alla motivazione. Secondo i tecnici del ministero la stesura della motivazione è uno dei fattori principali delle lungaggini processuali nel civile, se si considera che solo il 20% delle sentenze rese in primo grado vengono appellate.

I tecnici sembrano però non avere tenuto conto che se una sentenza di primo grado giunge (media nazionale) non prima di tre anni il problema non è a valle ma a monte: il problema delle notifiche, ad esempio (che i Tribunali civili e penali continuano a mandare avvalendosi dei prestigiosi servigi di Poste Italiane invece che della posta certificata), le vacuità degli atti depositati (spesso mancano le ragioni del convenuto, di modo che il legale possa depositare un altro atto, ed un altro ancora, facendo salire l'onorario), l'indecisione di alcuni giudici poco preparati o semplicemente indecisi (se avete un amico civilista o tributarista vale davvero la pena farsi raccontare una storia al giorno), gli infiniti contenziosi sui danni (morale, biologico, esistenziale, vattelapesca, etc), tutti temi toccati molto marginalmente dal decreto Cancellieri ma che darebbero grande impatto alla riforma del processo civile.

Ci sono poi le critiche mosse dal Consiglio nazionale forense, i cosiddetti "addetti ai lavori":

"Il testo esprime un pregiudizio infondato e sgradevole nei confronti della categoria degli avvocati visti come causa prima delle lungaggini del processo, aggiungendo alle norme che hanno sin qui punito la professione con previsioni di decadenze, inammissibilità, riduzione di compensi, quella sulla solidarietà del difensore con l'assistito per i casi di condanna ex articolo 96 del codice di procedura civile (lite temeraria) così ignorando, tra l'altro, un principio elementare di diritto e di etica che vuole distinto il ruolo del difensore da quello dell'assistito."

dicono gli avvocati.

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