Il sovraffollamento carcerario

Masse di carne umana affollano le carceri italiane: benvenuti nell'Università del Crimine

Con 9 suicidi e 23 morti in totale in meno di due mesi, il 2014 non è cominciato esattamente in modo roseo per i carcerati italiani: l'approvazione del decreto Svuotacarceri, una sorta di "cavallo di Troia" (come dice qualcuno al Ministero della Giustizia, riferendosi a provvedimenti più impattanti sul sovraffollamento che sarebbero nella cartucciera del nuovo Guardasigilli Orlando) non ha avuto quell'effetto così impattante sul sovraffollamento che ci si aspettava, ed entro la fine di maggio occorrerà rimettere mano alla questione:

"Entro maggio saremo in regola con l'Europa"

ha detto Orlando in una delle sue prime dichiarazioni pubbliche (fatta al quotidiano Il Mattino) dalle stanze di via Arenula. Sono 61.449 i detenuti (al 31 gennaio 2014) stipati in 47.711 posti disponibili nelle 205 carceri italiane, un numero che da solo la misura del problema del sovraffollamento.

Numeri che decuplicano, come in un drammatico moltiplicatore, se contestualizzati in un contesto dove l'assistenza medica e psicologica è ridotta ai minimi termini e dove le possibilità di reinserimento (il fine costituzionale della detenzione) sono pari allo zero: di fatto, chi entra in carcere entra in una sorta di Università del crimine, dove stabilire nuovi contatti, affinare nuove tecniche, stringere sodalizi pericolosi.

E' la rabbia che monta in cella a fare da collante, la rabbia di chi si trova a pagare un prezzo altissimo per i reati commessi (e non); se consideriamo inoltre che il 47% dei detenuti in Italia si trova in attesa di giudizio (e quindi in una condizione giuridica di "presunto innocente"), e che il 30% di costoro risulteranno innocenti secondo le recenti statistiche, è evitente che mettere mano alla carcerazione preventiva, ed all'abuso che di questa spesso si fa da parte delle procure, non è un atto di clemenza o di buonismo, ma di legalità.

Se è vero, come detto anche dal primo presidente della Corte di Cassazione, Giorgio Santacroce, all'apertura dell'anno giudiziario 2014, che "il potere giudiziario si limita ad applicare le leggi", altrettanto vero è ridurre la possibilità di interpretazione di certe norme, e dei margini di manovra concessi giustamente ai magistrati: non è un "attacco alla Giustizia" ma un atto di garantismo.

Secondo la Corte Europea dei diritti dell'uomo ogni detenuto ha diritto ad almeno tre metri quadri di spazio a testa, al netto degli arredi, e non sempre lo Stato italiano riesce a garantire questo minimo spazio ai suoi ospiti: il tema qui non è "chi sbaglia paga" ma "riabilitare chi ha sbagliato", una differenza non da poco in uno stato di diritto.

Ammalarsi in carcere spesso vuol dire aggravare semplicemente le proprie sofferenze, ma la vita dei detenuti è dura in ogni aspetto: dalla possibilità di lavarsi all'ora d'aria (nella maggior parte delle carceri i detenuti restano chiusi in cella per 22 ore al giorno per evitare "situazioni" che la carenza di personale penitenziario non permetterebbe di affrontare adeguatamente), dal pranzo (spesso gli ultimi restano senza cibo) alle violenze che talvolta i detenuti sono costretti a subire.

Il Partito Radicale propone da anni l'amnistia come unica soluzione immediata al problema del sovraffollamento delle carceri, nonchè unica soluzione che incanala il provvedimento in una più ampia riforma della Giustizia: per questo, e per i prossimi 90 giorni, i Radicali hanno annunciato uno sciopero della fame. Altri invece propongono, come fu nel 2006, l'indulto mentre, come Lega Nord e Movimento 5 Stelle, altri ancora spingono sull'edilizia carceraria.

Non si considera però che il 40% dei detenuti si trova recluso per la violazione del Testo unico sulle droghe (sono oltre 20mila i detenuti tossicodipendenti, in numero superiore rispetto a quelli che arrivano direttamente nelle comunità terapeutiche): affidare al carcere questioni medico-sanitarie non consegnerà un futuro migliore nelle mani di questi individui.

Il decreto svuotacarceri qualcosa, in realtà, l'ha fatto: sono circa 4000 i detenuti beneficianti del decreto, ma se guardiamo ai numeri si tratta di una vera goccia nel mare. Oltre il 60% dei reclusi infatti sconta in carcere una pena inferiore ai tre anni, privati di quelle misure alternative alla detenzione in carcere che rappresentano, altrove, un diritto.

Tuttavia, il dualismo "indulto o amnistia" cristallizza il dibattito sul sovraffollamento in un ottica ideologica.

Il Paese di Cesare Beccaria dimentica che il grado di civiltà si misura dalle carceri: oggi gli istituti penitenziari italiani sono un vero e proprio dimenticatoio dei reietti dalla società. Un tema, quello del sovraffollamento, che resta impopolare proprio per quel principio di espiazione che le coscienze di questo Paese farebbero bene ad espellere altrove: il carcere non serve ad espiare ma a "rimettersi in carreggiata".

Lo sanno bene i detenuti del carcere di Bollate, alle porte di Milano, uno dei pochi esempi virtuosi di amministrazione penitenziaria: il reinserimento al lavoro a Bollate è la priorità ed i risultati sono eccellenti (con una recidiva bassissima, quasi in linea con la media europea). Altrove, come a Torino o a Frosinone, è il rugby a concedere ai detenuti la seconda opportunità.

Ma è mettendo mano ai Tribunali di sorveglianza che si fa il grosso del lavoro: oberati di dossier, in carenza di personale oramai da oltre un decennio, solo di recente i giudici stanno concedendo ampiamente misure alternative al carcere, quando possibile: il braccialetto elettronico, l'affidamento diurno e l'affidamento in prova, gli arresti domiciliari, tutte misure che contribuirebbero sostanzialmente a mitigare il dramma del sovraffollamento.

Le misure alternative, in parte anche previste dal decreto Svuotacarceri, abbattono di molto i costi della detenzione e riducono la percentuale di recidiva, aumentando quindi la sicurezza sociale ed il welfare del pianeta carceri.

La scadenza

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Entro il 28 maggio Andrea Orlando dovrà risolvere il sovraffollamento carcerario: la data è l'ultimatum dato dalla Corte Europea dei diritti dell'uomo, che minaccia l'Italia di multe milionarie perchè torturatrice in flagranza di reato (ma l'Italia il reato di tortura non lo riconosce): uno "Stato criminale" che cozza con la propria Carta costituzionale.

Le misure al vaglio dei tecnici del Ministero della Giustizia, aventi effetto immediato e semi-immediato, per risolvere il dramma del sovraffollamento sono:

- la riduzione dei tempi della custodia cautelare;
- maggiore tutela giuridica per i detenuti;
- il rafforzamento dell'affidamento in prova;
- incentivazione agli arresti domiciliari ed all'uso del braccialetto elettronico;
- la creazione di istituti ad hoc per i detenuti tossicodipendenti;
- la revisione dell'istituto di sospensione della pena;
- una maggior "umanizzazione" delle carceri attraverso l'applicazione personalistica e non più generale delle norme;
- la modifica al Testo unico sulle droghe del 1990;
- la depenalizzazione di alcuni reati (possesso di cannabis e immigrazione clandestina, ad esempio);
- esclusione dal carcere di donne con figli sotto i tre anni;
- miglioramento dei servizi sanitari e di assistenza e sostegno psicologico;
- maggior scolarizzazione;
- adeguamento numerico del personale.

Su eventuali provvedimenti di amnistia e indulto, al momento, le bocche restano cucite: resta comunque una possibilità, di fatto, ancora viva, considerando anche la richiesta del ministro Orlando di incontrare, per un confronto, il segretario dei Radicali Rita Bernardini (che da anni invoca l'amnistia come unico strumento costituzionale per risolvere il sovraffollamento).

Video | Radio Radicale

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