Ore 12 - Un minuto di silenzio

A mezzogiorno, a Washington e a New York, le campane suonano a lutto per un minuto. Un minuto di silenzio a Wall Street. Alla cerimonia ufficiale a Ground Zero, ci saranno anche i due candidati in corsa alla casa Bianca, Barack Obama e John McCain.

E’ il settimo anniversario della grande strage alle Torri gemelle, tremila morti, il mondo cambiato. A sette anni di distanza dall’11 settembre 2001, Osama Bill Laden continua ad essere ricercato tra Pakistan e Afghanistan. Il capo di Al Qaida è l’uomo più ricercato del mondo. Forse lo sarà ancora per molto tempo.

La battaglia contro il terrorismo resta aperta, su tutti i fronti. E restano tutti aperti gli interrogativi su quel “maledetto” 11 settembre, così come le polemiche sulla guerra in Iraq. Da quel giorno si è riproposto lo “scontro di civiltà”, sprofondando nell’inciviltà.

L’obiettivo è quello di sconfiggere il terrorismo (che era e resta un cancro reale) senza ulteriormente attizzare il fondamentalismo, anzi mirando a isolarlo e a ridimensionarlo.

Vedremo se il successore di Bush manterrà la stessa posizione che ha causato problemi agli Usa e ai suoi alleati “Ad ogni nazione spetta ora una decisione. Sarete al nostro fianco o sarete con i terroristi?”.

Chissà se c’è mai stata una “guerra necessaria?”. Comunque la guerra non paga. In questa guerra al terrorismo le cose prioritarie sono tre: un intenso lavoro di polizia che trascenda i confini nazionali; una campagna ideologica per rigettare tutti gli argomenti e i pretesti per il terrorismo; un serio e prolungato sforzo diplomatico.

“No” alla guerra o “sì” alla guerra sono solo slogan per le tifoserie della politica. Slogan coi quali la guerra “non la si chiude” e “non la si vince”.

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