Renzi, primi passi col manuale Cencelli e col decreto Salva Roma. Il premier “rottamatore” alza già bandiera bianca?

Come la primavera meteorologica anticipata brucia i fiori sbocciati troppo in fretta, così la primavera politica annunciata da Matteo Renzi rischia il ritorno nel pieno dell’inverno come dimostrano la lista (chiacchierata) dei sottosegretari e il decreto (porcata) Salva Roma.

Matteo Renzi Government To Face Confidence Vote At The Italian Chamber Of Deputies

Sia nel primo caso e sia nel secondo caso il premier ha … preso atto, firmando senza battere ciglio, ma di fatto legittimando la solita politica della spartizione partitocratica da fare invidia al manuale Cencelli e dell’emergenza, per non far fallire l’amministrazione della capitale d’Italia.

E’, come si vede, un brutto inizio, a dimostrazione che fra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. Renzi, si dirà, sulla lista dei sottosegretari e dei vice ministri è stato costretto a dire “obbedisco” dalla protervia degli alleati e sul decreto “Salva Roma” dal buco dei conti dell’Urbe. Così incolperà altri, esattamente come i suoi predecessori.

Nella prima Repubblica il manuale Cencelli era la “regola” per garantire, con la formazione dei governi, il potere dei capicorrente e le relative cordate, ma di solito la scelta riguardata persone di un certo profilo. In questo caso, a parte alcuni “impresentabili”, i premiati (ad esempio il ritorno al governo del piccolo Psi con Nencini) fanno esplodere risentimenti e polemiche, come ad esempio le promesse non mantenute da Renzi su Bruno Tabacci (fra l’altro decisivo per il premio di maggioranza pro Pd alle ultime elezioni) eliminato all’ultimo momento con gran lamentele dei centristi.

Ma è il decreto Salva Roma l’emblema della realtà italiana su cui si dovrà misurare il premier Renzi, indubbiamente con il rischio di esserne travolto. Scrive Stefano Folli sul Sole 24 Ore: “Questo decreto è la vittoria di nessuno. Non del sindaco Marino che dovrebbe distinguersi in tutto dai suoi predecessori e invece non ci riesce nemmeno nei toni. Non del premier Renzi che si trova a mettere la firma su un decreto che risulta quasi estorto e che lui, se potesse, mai è poi mai vorrebbe approvare. E senza dubbio non dei sindaci nel loro complesso. Si è fatta molta retorica sulla carica innovativa degli amministratori comunali, a cui appartiene Marino e da cui proviene Renzi. In realtà non è così: ognuno ha i suoi problemi, anche gravi, e la "primavera dei sindaci" sembra proprio un'illusione”.

C’è da sperare che non sia un’illusione anche la primavera del premier “rottamatore

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