La riforma della magistratura

La riforma della magistratura è una delle cose più difficili nella riforma della giustizia

Riformare la magistratura è l'oggetto del desiderio di una vita, o almeno di un trentennio, di Silvio Berlusconi: questo è il motivo principe per il quale è stato impossibile, negli ultimi 20 anni anche solo accennare ad una riforma della magistratura.

Non solo la separazione delle carriere e la responsabilità civile dei magistrati, ammodernamenti civile nelle regole delle toghe attesi da troppo tempo, ma anche il sistema dei concorsi, la riforma del Consiglio Superiore della Magistratura ed il ridimensionamento sostanziale dei poteri dei magistrati sono tutti elementi indispensabili per ammodernare, e migliorare, la gestione del terzo potere dello Stato.

La riforma del 2005 targata Roberto Castelli non è stata, in realtà, una "riforma": si è trattato più di un evidente "compromesso" tra toghe ed esecutivo, allora retto da Silvio Berlusconi, che di fatto ha cambiato tutto per non cambiar nulla.

Nicola Marvulli, President of the Cassat

La magistratura è infatti una vera e propria corporazione, ben organizzata al suo interno e sindacalizzata fin nel midollo: questo comporta inevitabilmente lotte intestite di potere spaventoso, come ad esempio alla procura di Milano dove gli "screzi" tra pm sono arrivati persino nelle "alte stanze" del procuratore Bruti Liberati: i cronisti parlano di urlate e litigate spaventose tra pm di opposte correnti (e tra pm correntisti e autonomi), con il procuratore generale a far da paciere (ma nemmeno troppo).

La sparizione dei fascicoli SEA-Gamberale sono solo uno degli episodi di ripicche tra toghe.

Il primo nodo da sciogliere, e in fretta, riguarda la responsabilità civile dei magistrati: l'Italia è sotto procedura d'infrazione da parte della Comunità Europea, cosa che potrebbe portare ulteriori multe alla giustizia italiana.

Altro tema "caldissimo" è la separazione delle carriere: la creazione di due concorsi separati per l’accesso alle professioni di giudice e pubblico ministero (si deciderà all'inizio della carriera su quale delle due strade percorrere) è l'architrave della riforma alla quale i tecnici del ministero starebbero lavorando, con molta fatica. In questo modo il pubblico ministero vedrebbe ridimensionato il proprio ruolo a quello di un avvocato difensore, in Aula, mentre il giudice sarà soggetto "soltanto alla legge, espressione di un'ordine autonomo e indipendente". Ovviamente a questo si lega a doppio filo la riforma del Consiglio Superiore della Magistratura (Csm).

La riforma del Csm: separando le carriere dei magistrati anche il Csm necessiterebbe di una sostanziale divisione in due parti, una per i giudici ed una per i pubblici ministeri.

L'obbligatorietà dell'azione penale, chiedono in molti, andrebbe rivista (anche se nel 2011 la riforma Alfano ha confermato questa impostazione del diritto italiano), anche in virtù di politiche carcerarie meno stringenti e di una maggior garanzia dello stato di diritto.

A tal proposito a via Arenula starebbero lavorando anche su alcune nuove disposizioni da dare alle procure: dall'uso (e abuso) della carcerazione preventiva alla collaborazione tra uffici fino all'ampliamento degli organici, in particolare in quei tribunali oberati di lavoro con cause arretrate di decenni. L'abolizione della prescrizione, la cosiddetta "amnistia per ricchi", dal codice penale è anch'essa una necessità di garanzia del diritto per tutti.

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