Ultimatum alla Crimea, il vero volto di Vladimir Putin

Quando lo Zar scriveva sul New York Times: "No alla guerra" (in Siria)

Vladimir Putin è un volpone, ma questa non è una notizia: l'uomo più potente del mondo (checchè ne pensiate 7 anni di Obama non hanno fatto bene alla credibilità ed al potere imperialista a stelle e strisce) ha in mano le sorti del pianeta e, contemporaneamente, mostra i muscoli alla comunità internazionale, pur non rivelando la reale potenza militare russa.

Il Presidente Russo, secondo una tecnica zarista ottocentesca, ha di fatto riannesso la Crimea alla Russia con un'invasione: 160 anni dopo la guerra di Crimea, a 60 anni dalla decisione di Kruscev di regalare la Crimea all'Ucraina (Kruscev era Ucraino), a più di 20 anni dalla caduta del muro di Berlino (non è errato affermare che questa è la crisi europea più pericolosa dal 1989), il Vecchio Continente rivive un'aria certamente poco piacevole.

Lo stesso Putin che ha stregato il mondo con i giochi olimpici di Sochi, che sembrava aver mitigato alcune posizioni intransigenti ed omofobe, che agli occhi di molti ha contribuito a risolvere la recente crisi delle armi chimiche in Siria mediando tra la comunità internazionale ed il regime baathista di Damasco, quello stesso Putin oggi invade letteralmente la Crimea e la annette, come se nulla fosse, alla Madre Russia.

Lo stesso Putin che, giovedì 12 settembre 2013 (non vent'anni fa), pubblicava sul New York Times una lettera aperta a tutti gli americani usando toni che sembravano da educanda persino ad un premio Nobel per la Pace: lo Zar ammoniva l'occidente sulla crisi siriana, ammettendo l'esistenza e l'uso di armi chimiche, ma chiedendo (e ottenendo) collaborazione per una soluzione diplomatica della crisi siriana.

Putin ricordava all'occidente l'importanza del Consiglio di Sicurezza dell'Onu, nato dall'intuizione dei fondatori delle Nazioni Unite, secondo i quali le decisioni di guerra dovevano avere il più ampio consenso possibile proprio in quella sede.

Consiglio di Sicurezza che, per evitarne abusi ingiustificati, concede ai membri permanenti il diritto di veto: Putin ricordava l'importanza di quelle regole, che avevano permesso al mondo di uscire indenne dalla Guerra Fredda, sbandierando lo spauracchio della rottura di questo precario equilibrio qualora "alcune nazioni" (e il riferimento era agli Stati Uniti) andassero contro la decisione del Consiglio.

Insomma, quella guerra non s'aveva da fare e la lettera di Putin ebbe un'eco enorme negli Stati Uniti: il rischio di rompere, di spezzare, determinati equilibri geopolitici (il caso siriano era differente, ma l'Ucraina non è poi così lontana dalla Siria e ce ne accorgeremo tra una decina d'anni) e la splendida cooperazione internazionale, scriveva lo Zar, "sono la soluzione migliore."

Non nella crisi ucraina a quanto pare: è l'impero del nuovo Zar ad avere nuovi confini, ora.

putin

Foto | FreakingNews.com

  • shares
  • Mail

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO