Regione Lazio: Renata Polverini non si dimette


Renata Polverini resta alla guida della Regione Lazio. È quanto trapela dal consiglio regionale di oggi, in cui si devono decidere i tagli proposti dalla presidente. In apertura dei lavori, il presidente del Consiglio regionale, Mario Abruzzese, ha annunciato l'azzeramento delle consulenze dell'ufficio di presidenza e la cancellazione dei monogruppi. Subito dopo è arrivato l'annuncio: la Polverini non si dimette e assicura "Con i tagli sarà un altro Lazio".

Tuttavia la presidente non è ancora arrivata alla Pisana, ma lo staff assicura che si presenterà presto, dopo una visita all'ospedale Sant'Eugenio. Dopo le dimissioni di ieri del capogruppo Battistoni (sostituito oggi da Chiara Colosimo), e la solidarietà giunta da Berlusconi, Alfano e gli altri dirigenti del partito, la Polverini ha quindi deciso di rimanere prima ancora di conoscere l'esito del voto dell'aula sul progetto dei tagli.

Regione Lazio: si dimette il capogruppo Pdl Battistoni


Aggiornamento ore 15.00

. Salta la prima testa in Regione, ed è quella del capogruppo Pdl Francesco Battistoni, che era subentrato a Franco Fiorito alla guida del gruppo in consiglio regionale. Battistoni si è dimesso (da capogruppo ma non dal consiglio) dopo un colloquio con Angelino Alfano. Il suo passo indietro era tra le richieste della Polverini per restare alla guida della Regione, ma bisognerà vedere se basta questo gesto o se c'è da aspettarsi novità anche riguardo lo stesso Fiorito e il presidente dell'assemblea Abruzzese, entrambi nel mirino della governatrice.

Renata Polverini dai party alla minaccia di dimissioni


Si dimette o no? La domanda sul destino di Renata Polverini ha attraversato la giornata di ieri e probabilmente farà lo stesso con quella odierna, forse con lo stesso esito. Per domani infatti è previsto un consiglio regionale in cui, tra le altre cose, si dovrà discutere sui tagli alle spese d'oro del Lazio voluti dalla governatrice, e rischia di essere quello lo scenario per lo show-down della Regione.

Ieri è stata una giornata più che movimentata, con la Polverini che si è recata dal ministro Cancellieri (cosa assolutamente irrituale) per chiederle cosa succede in caso di dimissioni. Il Viminale le fa notare che è tutto scritto nello statuto regionale: ci vogliono tre mesi per indire le elezioni e sei per votare, si va a finire quindi a febbraio. Fini nel frattempo commenta "Che ci è andata a fare la Polverini dalla Cancellieri? Le dimissioni sono una scelta personale". E anche nel Pdl cominciano i malumori, e i sospetti che quello della governatrice sia un bluff per alzare la posta e ottenere ciò che chiede, cioè la testa di Fiorito, del nuovo capogruppo Battistoni e del presidente dell'assemblea regionale Abruzzese. E la minaccia ha effetto perché interviene Berlusconi.

Il Cavaliere è terrorizzato dall'ipotesi di uno scioglimento della Regione Lazio per uno scandalo del genere, teme l'effetto domino e un nuovo crollo nei sondaggi, così convoca in serata la Polverini a Palazzo Grazioli per farla ragionare. Ma la governatrice, lasciato il Viminale, torna in Regione e dice ai suoi di fare gli scatoloni, poi ha un malore e va a casa: niente incontro con Berlusconi. A Palazzo Grazioli si ritrovano i vertici del Pdl per fare il punto, ma è probabile che se oggi non arriverà l'epurazione chiesta dalla Polverini, il consiglio regionale di domani segnerà la fine della giunta.

È dal marzo 2010 che Renata Polverini guida la Regione Lazio, catapultata alla Pisana dal salotto di Ballarò in cui si era fatta conoscere come segretario dell'altrimenti anonimo sindacato Ugl, ma in questi due anni e mezzo ha fatto parlare di sé più per le polemiche e gli scandali che per il buongoverno. Si è cominciato, appena eletta, con la scoperta che abitava in un appartamento sull'Aventino affittato a prezzi popolari dall'Ater, nonostante non avesse i requisiti. Poi le polemiche con la Lega Nord, culminate con la Polverini che imbocca Bossi a forza di pajata. E ancora, il colorito litigio dal palco con un gruppo di contestatori. E ora i party in costume e lo scandalo Fiorito minaccia di mettere la parola fine alla giunta laziale.

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