Renzi, stop and go sull’Italicum. Salta il patto del Nazareno con il Cav?

Oggi pomeriggio, dopo due rinvii, l’aula della Camera inizierà a discutere la riforma elettorale, con l’obiettivo di Matteo Renzi di farla approvare entro pochi giorni, obiettivo tecnicamente possibile ma politicamente arduo. La Camera ha programmato 26 ore di dibattito quindi il voto sui 270 emendamenti potrebbe concludersi tra la fine di questa settimana e quella successiva.

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Matteo Renzi spinge sull’acceleratore per il varo dell’Italicum ma al contempo temporeggia sul doppio accordo con Berlusconi e con Alfano: con il Cav c’è il patto politico del Nazareno, un pacchetto con dentro riforme elettorale e istituzionali non escludendo il voto, con il capo di Ncd c’è l’accordo di governo, ma con i centristi che subordinano la legge elettorale alla riforma istituzionale che riguarda il Senato.

Dice il professore emerito di Diritto Costituzionale Francesco D’Onofrio: “ Ci sono due interessi contrastanti: da una parte il Nuovo Centrodestra punta a stare almeno un anno e mezzo al governo per rafforzare la sua identità differente rispetto a FI. Dall’altra, il partito di Berlusconi sa che più il tempo passa, più potrebbe non essere in grado di mobilitare i suoi elettori”.

Il problema, per il varo dell’Italicum, non sono i tempi, bensì il fatto che alcuni dei contraenti dell'accordo, mettono in discussione ciascuno questo o quel punto del testo. Ncd insiste sull'introduzione delle preferenze, mentre i partiti centristi della coalizione (Udc, Pi, Sc) chiedono un abbassamento delle soglie di sbarramento (il 4,5% per i partiti in coalizione e l'8% per quelli che corrono da soli), in Germania proprio ieri la Corte Costituzionale ha dichiarato incostituzionale o sbarramento al 3%! C'è poi una richiesta bipartisan di introdurre le quote rosa e soprattutto ci sono gli emendamenti della minoranza interna del Pd, su alcuni dei quali si è catalizzato il consenso di altri partiti.

Per sciogliere i nodi con una mediazione, ieri il deputato Pd Alfredo D’Attorre ha presentato un emendamento per abolire l'articolo due dell'Italicum e cancellare dalla legge elettorale le norme sul Senato. La proposta di modifica, simile ad altre già depositate, "elimina anche dal titolo della legge ogni riferimento al Senato". "Credo che un'intesa ampia ci possa essere - afferma D'Attorre - Aspettiamo di sapere se Fi è d'accordo sull'emendamento: dimostrerebbe così di essere seriamente impegnata nella riforma del Senato".

L'emendamento D'Attorre di fatto "supererebbe" quello del senatore Giuseppe Lauricella, che stabilisce che la nuova legge elettorale entra in vigore solo dopo l'approvazione della riforma costituzionale del Senato. L'emendamento, oltre ad essere firmato dagli esponenti della minoranza interna e da Rosy Bindi, è stato ripresentato anche dai deputati di altri Gruppi: Sel, Ncd, Pi, Cd e dagli ex grillino.

Come rileva oggi Avvenire: “La nuova proposta sarebbe frutto di un accordo tra Renzi e Alfano per evitare che si vada subito alle urne come il Nuovo centrodestra teme. Forza Italia non è d'accordo e teme che il patto siglato da Renzi e Berlusconi possa venire adesso stravolto”. Così Forza Italia stronca subito la proposta D’Attorre. "Cambiare la legge elettorale solo per la Camera creerebbe solo caos, caos che la Corte Costituzionale non potrà far altro che dichiarare illegittimo alla prima occasione" - ha detto il presidente dei deputati berlusconiani Renato Brunetta - sottolineando come la richiesta di una riforma elettorale a metà sia "l'ennesimo ricatto a cui dovrà rispondere il neo Presidente del Consiglio, che non può tornare indietro rispetto a quanto già annunciato e pattuito con le maggiori forze politiche".

Ce la farà il premier a condure in porto la riforma entro venerdì e a conservare il doppio binario (Berlusconi e Alfano) fino almeno al 25 maggio, data del voto per il parlamento di Bruxelles? Il (finto) sacrificio di Alfano delle dimissioni del sottosegretario Gentile potrebbe produrre contropartite sulla legge elettorale. Parigi val bene una messa!

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