Fiat: le cinque condizioni di Marchionne

Meno due giorni all'incontro di sabato con Monti, Passera e la Fornero: per Marchionne è giunto il momento di far trapelare via stampa le sue condizioni al Governo per far restare la Fiat in Italia. E già: le sue condizioni. Perché, come ha detto l'ad del Lingotto: "Mi rendo conto che la Fiat è importante per l'Italia, ma io non posso fare beneficenza". Eh, poverino. Invece che gli italiani che da almeno 40 anni facciano beneficenza verso la Fiat è normale? Qualcuno prima o poi ci dirà esattamente quanti soldi sono stati versati all'azienda torinese nel corso dei decenni da parte dei contribuenti. Per poi ritrovarsi con il manager italo-canadese pronta a portarla ovunque nel mondo come se con il nostro Paese non ci fosse alcun legame. E non solo simbolico.

Tant'è. Eccole le condizioni che Marchionne presenterà a Monti e compagnia: cassa integrazione (anche in deroga) finché il mercato non riparte, minore conflittualità sindacale (tutti come Bonanni, insomma), completa applicabilità dei nuovi contratti di lavoro, introduzione di deroghe anche alle leggi sul lavoro (come prevede l'articolo 8 della manovra dell'estate 2011), possibilità di accesso al credito per gl investimenti senza la 'tassa dello spread', cioè con tassi vicini a quelli praticati dalle banche negli USA o in Germania.

Questo Marchionne chiederà a Monti: di avere meno vincoli, nel mercato del lavoro, nelle relazioni sindacali, nel costo del credito. Quest'ultima in particolare sembra essere una parte decisiva e di cui finora non si era parlato molto. Spiega il Messaggero:

Lo spread e il credito. Per Marchionne sono un altro punto importantissimo: in Italia il costo del denaro è di gran lunga superiore a quello di cui godono i principali competitors. Così, un qualunque investimento diventa assai più impegnativo. Bastano due raffronti: negli Usa un’azienda può finanziarsi con tassi intorno all’1-2%; in Germania addirittura allo 0,5-1%; in Italia, se va bene, il tasso è il 6%. Si tratta di una differenza enorme. Non più giustificata. Anche qui una moral suasion di Monti sulle banche potrebbe giocare un ruolo determinante.

Fondamentale anche la possibilità di derogare alle leggi sul lavoro. Che detta così sembra una cosa assurda: le leggi sono leggi, no? Beh, grazie all'ex ministro Sacconi non più.

Consente la possibilità di derogare non solo i contratti nazionali (cosa prevista dall’accordo interconfederale del giugno 2011), ma anche le leggi, su tutta una serie di materie finora intoccabili: dalle mansioni all’orario di lavoro, fino alla disciplina sulle collaborazioni e perfino sui licenziamenti. Una sorta di completa delegificazione con il solo vincolo della Costituzione e delle leggi comunitarie.

Una legge che già esiste, quindi. La legge per derogare alla legge, ma finora quasi nessuno l'ha utilizzata. Ma si sa, Marchionne è sempre avanti. Talmente avanti che anche uno che pensava di essere in sintonia con lui, non ci capisce più niente. Si chiede infatti Bonanni: "Marchionne chiarisca se ha interrotto i vari accordi azienda per azienda perché il mercato non tira, e quindi se quando ripartirà saranno ripresi anche questi accordi, oppure se anche in presenza di un mercato che riparte, questi accordi sono saltati definitivamente". Si brancola nel buio.

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