Elezioni, si vota a marzo! E vince ... Berlusconi, l'"envergure". A meno che ...

Radio scarpa dice che si voterà a marzo, che l’incarico per la formazione del nuovo governo non lo darà Napolitano. Dunque, sei mesi di campagna elettorale al color bianco, con il Pd pronto a farsi male con le primarie boomerang, e una gioiosa macchina da guerra che già pregusta il trionfo delle idi di marzo, quando non si faranno prigionieri.

La partita vera si gioca con l’elettorato moderato, la prateria più vasta e più appetibile, oggi delusa e in cerca d’autore. Chi saprà parlare all’Italia dei moderati, convincerla a superare l’astensionismo e portarla alle urne, vincerà le elezioni, decisive per il futuro del Paese e dell’Europa.

Ecco perché c’è un gran fermento, in quel centro indefinito, fra i centristi di vecchio e nuovo conio, fra moderati di tutti i colori. Con una posta in gioco “storica” si illude chi pensa che Silvio Berlusconi non entri in campo, poco conta se da numero dieci o da trainer. Nei prossimi sei mesi soffierà forte il vento dell’antipolitica, del populismo, della demagogia. Chi meglio del Cav, pur con il fardello dei passati governi, può interpretare su quel piano inclinato il Paese “dei furbi e dei moderati?”.

Alla fine, non saranno né Casini e né Montezemolo (per non parlare di fantasmi come Fini e Rutelli) a spostare quell’area del fu partito del predellino. Tanto meno ci riuscirà Matteo Renzi o il Pd che uscirà a pezzi dalle primarie d’autunno. Allora?

Può sembrare strano (o se preferite, può fare ribrezzo) ma sarà Berlusconi a lanciare il messaggio della discontinuità e del ... "nuovo": “no a Monti bis, no al ritorno della sinistra” e spazio agli italiani che non vogliono pagare le tasse. L’uomo di Arcore, è vero, ha perso molte penne. Ma la (ex) cosiddetta borghesia cerca il “federatore”, il capo carismatico capace di riaccendere entusiasmi sopiti e di riattaccare con un magico bostik i vari pezzi della gruviera dei moderati: insomma, uno, uno solo che parli per tutti e rimetta in riga tutti, in Italia e fuori.

Nessuno crede più nell’Unto del Signore? Forse. Ma questo Paese e questi italiani più volte si sono superati, dando il peggio di sé, cercando l’”envergure”, no il Monti delle tasse e delle banche, ma il Cav “furbo e abile fattosi da sé”, pronto a risfoderare la spada contro i “poteri forti”, il governo dei tecnicocrati e delle tasse.

Scherziamo? E chi può dirlo, guardando le storielle Made in Italy degli ultimi 100 anni? Messa così, vince Silvio Berlusconi. A meno che sia tutto un abbaglio: in Italia i moderati non sono mai esistiti e non esistono. Solo Indro Montanelli credeva nell’Italia dei moderati. E lui ne era l’esempio … opposto. Appunto.

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