I discorsi-fotocopia di Walter Veltroni

Tempi duri per Walter Veltroni col ghost writer in vacanza. Ieri sera a Bologna – e lo ha dimostrato anche il nostro inviato con la sua cronaca – ha portato in scena la stessa pièce che ormai da giorni fa il giro di Italia. Ad ogni festa dell’Unità in cui è chiamato ad intervenire, il leader del Pd si limita a raccontare le stesse cose dette a Firenze, a Formia o a Modena con i presenti che, informatissimi, usano i giornali come copione per controllare le battute. In sala ti capita, così, di incontrare anche chi al vicino spiega: “Ora dice quella su Obama”.

Gli esempi si sprecano. Basterebbe controllare semplicemente – anche qui su PolisBlog – i due resoconti delle Feste che abbiamo seguito. Tra i temi “ricorrenti” (un eufemismo, ovvio) compare la sindrome di Tafazzi, la gloria delle scuole elementari italiane, la vittoria di Obama e i possibili risvolti europei, la tv di partito e i rifiuti napoletani, la storiella del governo che mette le mani nelle tasche degli italiani e quel tocco di populismo che tanto piace ultimamente a Walter, neo adepto (su consiglio di Parisi) del populista per antonomasia: Silvio Berlusconi.

In tutto ciò i cronisti delle agenzie – costretti a seguire il Walter-tour – sono i più contenti: basta un copia e incolla e il lancio è in rete. Forse sarà colpa degli intervistatori che gli chiedono sempre le stesse cose. Eppure l’ex ministro degli esteri Massimo D’Alema, invitato anch’egli su e giù per la penisola, qualcosa di diverso riesce a inventarselo ogni volta. Veltroni no: ripete a menadito sempre la stessa solfa. Come un disco rotto.

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