Berlusconi "santo" subito! Per Alitalia serve un miracolo

Adesso, per Alitalia, l’ultima carta la giocherà Berlusconi in prima persona. Quale, non è dato sapere. L’avessero già fatto “santo”, si poteva sperare in un miracolo. Non quello di moltiplicare pane e pesci e vino a volontà, bensì benzina, quella che occorre perché gli aerei della nostra compagnia di bandiera possano ancora volare.

Fantozzi, commissario straordinario di Alitalia, ha minacciato: “Da lunedì voli non più garantiti. Non ci riforniscono di carburante, i creditori stringono i freni”.

Situazione paradossale, dalla farsa alla tragedia. Alitalia come fosse il più anomalo e indifeso degli artigiani. Con tutti i soldi ingoiati. Con tutte le promesse ripetute.

All’aeroporto di Fiumicino si susseguono manifestazioni spontanee di dipendenti, assistenti di volo, impiegati. Camminano in silenzio con vistosi cartelli: “Berlusconi: Alitalia? Ci penso io”, “Berlusconi, la cordata c’è, gli impiccati anche”. Raggiungere l’accordo è fondamentale, altrimenti si va diritti verso il fallimento. Questione di ore.

Comunque finisca questa vicenda, siamo alla vergogna. Abbiamo perso la faccia a livello internazionale. Il premier Berlusconi, i suoi ministri, la Cisl di Bonanni si sono “incartati” in un nodo scorsoio dentro il quale, oltre i dipendenti Alitalia, ci sono tutti gli italiani.

Si poteva evitare? Sì, accettando e concludendo la trattativa avviata dal precedente governo Prodi con Air France. Non era l’ascesa in paradiso. Ma adesso siamo precipitati nell’inferno.

Quella di Berlusconi è stata una spregiudicata manovra elettorale, l’ennesima strumentalizzazione di un problema reale, solo per rastrellare voti.

Nella tanto vituperata prima repubblica, premier e governo sarebbero stati costretti a dimettersi per molto meno. Qui si continua a far finta di niente. A raccontare barzellette. Sui comunisti cosacchi che sono già a San Pietro ad abbeverare i loro cavalli.

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