Renzi in bilico fra il “te deum” e il “requiem”

Mentre Bruxelles rifila una brutta sberla all’Italia per gli squilibri macroeconomici mettendoci in castigo assieme a Croazia e Slovenia e Matteo Renzi si gode il coro dei nuovi “balilla” nella scuola elementare di Siracusa, Silvio Berlusconi si smarca dal neo premier, deluso della nuova legge elettorale, una rivoluzione a metà, solo un … “renzino”.

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Il Cav, si sa, è abilissimo nel gioco delle tre carte, addossando agli altri i mancati risultati e incassando pro domo sua i successi. La politica dei twitter ha le gambe corte e Renzi, alla sua prima vera prova da premier, fa subito un mezzo passo falso, che in questo caso equivale a una precipitosa ritirata, possibile anticipatrice di una rovinosa sconfitta.

Di fatto, al di là delle roboanti promesse di svolta rivoluzionarie, il premier è prigioniero della doppia maggioranza, quella “politica” (delle riforme?) nel cappio di Berlusconi, quella di governo nella morsa dei ricatti di Alfano&C e delle minoranze del Pd. Dall’Italicum al “renzino”, ma sempre di Porcellum-bis trattasi, frutto della politica degli azzeccagarbugli, ieri come oggi. Le rivoluzioni non si annunciano, si fanno. E le rivoluzioni a metà, peggio ancora, sono sempre l’anticamera della nuova reazione.

Scrive Claudio Sardo su l’Unità: “ Berlusconi difende i punti di somiglianza con il Porcellum per convenienza. Ma ancor più dell’interesse a ricostituire il bipolarismo coatto, a difendere le liste bloccate, a mantenere le soglie di sbarramento differenziate per rendere improbabile il ballottaggio, a Berlusconi interessa marcare il suo potere di sindacato. E dunque la sua influenza sul nuovo quadro politico.
Tra i berlusconiani, a cominciare da Giuliano Ferrara, si parla in modo esplicito di asse Renzi-Berlusconi. Un asse che avrebbe ribaltato lo schema del governo Letta e che ora sostiene e sovrasta la stessa maggioranza di governo”.

Se l’Italicum non sarà cambiato nella sostanza, le coalizioni elettorali si formeranno esattamente secondo le modalità del Porcellum e il partito di Alfano sarà dunque destinato ad essere di nuovo suddito di Berlusconi.
Insomma, se il “renzino” non passa, salta tutto e se passa entriamo nel tunnel.

E’ chiaro Stefano Folli sul Sole 24 Ore: “ Insomma, c'è tutta la tortuosità della politica italiana in questo compromesso che ci darà solo mezza riforma elettorale. E che è il frutto del pasticcio di avere non una, ma due maggioranze: la prima, quella che sostiene il governo, fra Renzi e Alfano; e la seconda per fare appunto la legge elettorale (e forse, chissà, le altre riforme) fra Renzi e Berlusconi. Il risultato è che proprio Berlusconi è stato decisivo per salvare questa complicata architettura. D'ora in poi però il capo di Forza Italia condizionerà in modo ancora più pressante il giovane premier sulle vere questioni di potere. Quanto a Renzi, deve sperare che la riforma del Senato proceda di buon passo, il che è tutto da verificare. Perchè nessun paese può permettersi di avere due sistemi elettorali in totale contraddizione”. In attesa del prossimo twitter dell’ex “rottamatore”.

Il Cav, ma non solo lui, attendono che Matteo – costretto a rincorrere tutto e tutti in un vortice senza fine – si sfianchi, per poi osannarlo con un … “te deum” dal sapore del requiem.

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