Crisi regione Lazio, Polverini si dimette o no? Perché il Pd non "spinge"?

Lei - Renata Polverini- voleva (vuole?) dimettersi da presidente della regione Lazio, lui -Silvio Berlusconi- le dice di non mollare la poltrona. Una riedizione aggiornata del: “Boia chi molla”. Non è un polverone lo scandalo esploso nella giunta di centro destra dove risiede la capitale d’Italia ma l’iceberg della crisi del berlusconismo che non governa e produce scandali, dove il potere politico-istituzionale si fonde con il malcostume e il malaffare.

E’ l’ultimo tassello, in ordine di tempo, che cede rovinosamente e apre una delle crepe più profonde a un sistema di potere che ha inquinato la politica degli ultimi vent’anni, riducendo l’Italia in un colabrodo. Il Cav puntella ma sa che il suo “castello” si regge con un filo di lana. Perché, magistratura a parte, la politica non reagisce? Perché il Pd si limita a qualche (giusta) dichiarazione per chiedere che la Polverini “si faccia da parte?”.

Con la propaganda, con la sterile denuncia, senza una azione politica adeguata e atti conseguenti sul piano istituzionale e sul piano della partecipazione della gente – vanno coinvolti i cittadini!- il “castello” berlusconiano regge anche a questi scossoni e la stessa Polverini troverà il modo di sfuggire alla tenaglia delle dimissioni: salvandosi e salvando il Cav e i suoi alleati. Almeno per adesso.

L’impressione (solo una impressione?) è che il Pd sia sempre da un’altra parte, mai nel posto giusto e nel momento giusto. I pompieri corrono dove divampa l’incendio, non vanno a zig zag per la città. Bersani, Renzi, di fatto l’intero partito gioca alle primarie, una partita tutta interna, e non si getta tutta la forza del partito, sui punti di crisi dell’avversario, crisi che incidono negativamente – e come! – nella vita quotidiana dei cittadini.

Ha ragione Stefano Folli sul Sole 24 Ore: “Il Lazio può inghiottire il Pdl”. Ma ha altrettanto ragione Valentino Parlato sul Manifesto: “E il Pd che fa?”.

Quanti consiglieri del Partito democratico spingono davvero per le dimissioni della Polverini sapendo che poi si andrà alle elezioni anticipate con il rischio di perdere la poltrona? Fa male dirlo, ma questo è il punto.

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