La Gelmini riduce l’orario scolastico: gli effetti su occupazione e natalità

Il piano di tagli alla scuola del Ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini è ormai pronto, e dovrebbe essere presentato a giorni ai sindacati. Stando ad alcune anticipazioni sarebbe previsto un radicale taglio dell’orario scolastico per scuole materne ed elementari: solo 24 ore settimanali (contro le 40 precedenti) con il ritorno del maestro unico. Il Ministero nega però che si abbia a che fare con una sostanziale abolizione del tempo pieno, come sostiene invece l’Andis (Associazione nazionale dirigenti scolastici).

Ma quali sarebbero le conseguenze di un abolizione del tempo pieno, se dovesse essere effettivamente messa in atto? Alcune, più immediate, sono state colte da vari commentatori: le famiglie con due lavoratori adulti si vedrebbero costrette a scegliere tra babysitting pomeridiano ed iscrizione dei figli ad una scuola privata: in entrambi i casi, una spesa aggiuntiva non indifferente, soprattutto in tempi di crisi economica. Una boccata d’ossigeno, invece, per le scuole private, da sempre tra i principali referenti sociali di quell’area ciellina del centrodestra cui la Gelmini appartiene.

Ci sono altre probabili conseguenze che rischiano però di sfuggire ai più: quelle sulla società italiana nel suo complesso.

Un primo effetto a breve-medio termine sarebbe certamente quello di ridurre il tasso di occupazione femminile, che è già oggi in Italia tra i più bassi d’Europa. Questo perché sarebbe sempre più difficile per le donne (che nel nostro paese continuano ad occuparsi dei figli più degli uomini) riuscire a conciliare maternità e lavoro. Non è infatti un caso che il tempo pieno sia diffuso in Italia più al Nord, dove l’occupazione femminile è più vicina alla media europea, rispetto al Sud. Come già fatto notare per la detassazione degli straordinari, anche questo provvedimento del governo si segnala dunque come poco amichevole verso le donne lavoratrici.

Tuttavia lo scenario più plausibile è che un’eventuale soppressione del tempo pieno si traduca semplicemente in un ulteriore riduzione delle nascite, già stagnanti da tempo: questo perchè con ogni probabilità molte donne, se costrette a scegliere tra maternità e lavoro, finiranno per optare per quest’ultimo. Con buona pace della retorica sulla “famiglia” portata avanti dal PDL.

Foto: alessio85, Flickr.

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