Italicum, Renzi spinge forte ma il terreno è minato

L’Italicum dimezzato slitta alla prossima settimana e intanto la Camera ieri ha respinto, a scrutinio palese (308 “no” contro 215 “sì”), l’emendamento sulla riforma elettorale che abbassava la soglia di sbarramento dal 4,5% al 4%. Non una cosa da poco, specie per i “partitini” – soprattutto i centristi – che ne fanno una bandiera, perché questione di sopravvivenza.

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Così come sull’altro nodo, quello delle preferenze, con le dichiarazioni infuocate di Mario Mauro: “Faremo ricorso alla Corte Costituzionale” o di Pino Pisicchio: “Ci vogliono modifiche di fondo, se no è solo una legge truffa”. Per non parlare di Beppe Grillo che tuona contro il Quirinale che dovrebbe far sentire alto e forte il suo monito contro l’Italicum.

Sull’abolizione del Senato c’è chi – come l’ex ministro socialista Rino Formica - parla di “follia senza metodo”. “Vogliono abolire il Senato – chiosa Formica – bene. E se domani arriva uno che vuole abolire la Camera, e non farla più elettiva? Se arriva Grillo e decide di costituire la Camera dei fasci e delle corporazioni? Sarebbe costituzionale anche questo. Sarebbe costituzionale anche questo?”.

Solo una provocazione? Non pare proprio perché per l’ex ministro “Abolire il Senato è una parola, che forse ha anche sapore sovversivo”, tanto da prendere carta e penna per “avvertire” il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Formica pone a Napolitano tre domande: -Si può modificare il modello costituzionale della forma di Stato repubblicano con la procedura prevista dall’art.138? 
-Se è possibile, sono sufficienti i quorum previsti dall’art.138 profondamente alterati dal passaggio da una legge elettorale proporzionale (prevista dai costituenti, vedi o.d.g. Giolitti) ad una legge fortemente maggioritaria? 
-E’ possibile modificare l’architettura istituzionale della Carta costituzionale con leggi costituzionali approvate da un Parlamento eletto con legge elettorale incostituzionale? 
Serviranno le risposte ad evitare l’ultima farsa che nelle prossime ore si consumerà nel Parlamento degli “sbandati”? 
Vedremo. 
Se dovesse passare l’idea che con la procedura dell’art.138 si può smantellare a pezzi la Carta Costituzionale, il combinato disposto di leggi elettorali irragionevoli e di imprevedibili movimenti di rivoltosi senza anima e di ribelli senza ragione, possa regalarci una nuova Costituzione, fondata su principi antidemocratici ed illiberali.

Quisquiglie? Nel Pd e fuori i maldipancia si acuiscono, in particolare – appunto - sulla nuova legge elettorale. È Roberto Giachetti, sempre in prima fila, anche con lunghi scioperi della fame, per sollecitare la riforma, a dire che l’accordo trovato tra Pd, Fi e Ncd non funziona: “Riforma solo x Camera non ha senso spero”. Anche Paolo Gentiloni ha giudicato la nuova intesa “più debole della precedente”. . Francesco Boccia ha criticato la nuova formulazione dell’Italicum definendola “Un gran pasticcio”. Mentre il sindaco di Bari Michele Emiliano sul Fatto quotidiano ragiona sulla “rottamazione… con qualche pausa”.

Sono solo punte avanzate di un malessere trasversale, più vasto e profondo di quel che appare. Ma Renzi (con il Cav che spinge) tira diritto.

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