Marò, il ministro Mogherini: "No al processo in India"

Il ministro degli Esteri: "Non riconosciamo la giurisdizione indiana"

In una telefonata con il collega indiano Khurshid, il ministro degli Esteri italiano Federica Mogherini (la conversazione è stata riferita dallo stesso ministro al Tg1) ha tracciato la linea italiana nella vicenda dei due Marò.

Il ministro ha spiegato che il suo staff sta facendo il possibile affinchè i due militari possano tornare in Italia e qui essere processati:

"Questa mattina ho parlato con il ministro degli Esteri indiano: stiamo facendo il possibile per fermare il processo in India, di cui non riconosciamo la giurisdizione, internazionalizzare il processo e fare in modo che tornino in Italia il più presto possibile. [...] Stiamo lavorando per riportarli a casa."

Parole molto nette, nel caso specifico piuttosto inedite nella loro durezza verso il partner indiano. Parole che, inoltre, mostrano un cambio di passo rispetto alla gestione iniziale del caso Marò, affidata all'allora ministro Giulio Terzi, che fu molto più accondiscendente con le richieste indiane. Il lavoro svolto successivamente da Emma Bonino e dallo staff della Farnesina ha incanalato in un diverso solco diplomatico e giuridico il caso Marò, di fatto delegittimando le accuse indiane e cercando di trovare sostegno in campo internazionale, cosa avvenuta.

ITALY-INDIA-CRIME-JUSTICE-NAVY

Nel frattempo i due militari sotto indagine Massimiliano Latorre e Salvatore Girone hanno presentato alla Corte Suprema indiana una petition chiedendo formalmente di allontanare da loro qualsiasi equivoco che l'incidente in cui sono rimasti coinvolti due anni fa, con la morte di due pescatori, possa essere trattato come un caso di terrorismo: nella richiesta i due Marò si oppongono duramente all'utilizzazione, nel corso delle indagini sul loro conto, della polizia antiterrorismo indiana Nis.

Secondo quanto appreso dall'Ansa la richiesta dei due Marò è un documento di una cinquantina di pagine che è stato preparato col sostegno dell’equipe di legali italiani che li assiste da due anni. In esso si sostiene che per la sua natura di polizia antiterrorismo non può agire senza la presenza di specifiche leggi speciali, come il Sua Act, per la repressione della pirateria.

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